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martedì 25 settembre 2012

TRA IL DIRE E IL FARE, IN MEZZO, NON C'E' NULLA

Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: "Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti". Ma egli rispose: "Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica". 
Lc 8, 19-21

La risposta che Gesù dà ai discepoli, che lo stanno avvisando dell'arrivo dei suoi parenti, ci spiazza perché è una risposta molto dura. Ci lascia un po' storditi un modo di rispondere così, quasi che a lui non importi nulla di sua madre e dei familiari più stretti. Ma quando Gesù risponde in maniera così diretta e così forte è perché ci vuole colpire con il senso della sua risposta. C'è molta durezza nelle sue parole -è vero- ma in questo modo ci sta invitando a prendere ancora più sul serio la risposta stessa. 
Essere parenti di Gesù, cioè trovarsi molto vicini a Lui, è la condizione soltanto di chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica. Non è sufficiente solo sentirla letta da qualcuno e nemmeno leggerla e basta: occorre ascoltarla, cioè lasciare che entri dentro alle nostre giornate, che ci provochi, a volte ci ferisca. Come una risposta dura, che ci colpisce e può scandalizzarci. Ben vengano risposte così da parte di Gesù, che possano svegliare la nostra abitudine e la nostra testardaggine. E dopo l'ascolto c'è il mettere in pratica, che è quell'ascolto, quella conversione quotidiana di cui abbiamo bisogno trasformata in vita vera, quella che spendiamo nel mondo, al lavoro, a scuola, tra gli amici, tra chi amiamo o chi non sopportiamo. Sempre. 

Per Gesù, tra il dire e il fare non ci deve essere nulla in mezzo. 

sabato 14 gennaio 2012

CI STO DENTRO!

E qui entra in scena un’altra parola che ha persino generato una sorta di movimento corale planetario, quello degli ‘indignati’: lo sdegno. Badate bene: se l’ira è un vizio capitale devastante, lo sdegno autentico è una virtù, perché è un appassionato e coerente schierarsi dalla parte della giustizia. Indignati contro la corruzione, la violenza, l’oppressione sono i profeti biblici. Del Signore nella Bibbia si dice letteralmente che ha un ’af , cioè un ‘naso’ sbuffante perché mal sopporta il male, e non dimentichiamo la figura di Cristo che impugna la frusta sferzando i mercanti… Detto altrimenti, lo sdegno vero e non retorico altro non è che un ritorno alla morale. 

G. Ravasi, "Dizionario di futuro" Editoriale di Avvenire del 3 gennaio 2012

Di fronte ad un’ingiustizia generalmente è bene sdegnarsi. Tutti sdegnati di fronte alle immoralità dei politici o dello spreco del denaro pubblico. Sdegnati quando a livello locale notiamo ingiustizie, quando la violenza esplode nelle strade o nelle case o nelle scuole. Sdegnati anche quando qualcuno cerca di giustificare quella violenza. Sdegnati per come si trattano gli uomini e le donne. Sdegnati per la dodicesima (DODICESIMA = dodici anni consecutivi!) del Grande Fratello, che in Olanda, nazione in cui è nato questo terrificante format televisivo, è durato sei anni, poi han pensato bene di smetterla. Da noi e in altri paesi in cui la gente è meglio che rimanga rimbambita e goda nell’identificarsi in uno dei modelli proposti, continua e continuerà. Per fortuna a volte le bestie della fantasia riescono a sconfiggere quelle assurde bestialità dei reality show. 

Tornando allo sdegno: ci si sdegna per un sacco di cose. Tutte “belle” visibili, in tv, dai media. Tutte comunque lontane da noi. Lo sdegno è meglio tenerlo per ciò che non ci tocca, per ciò che non ci costringe a cambiare. 

C’è bisogno di più moralità. Tutti d'accordo, ma quando caschiamo noi: “massì, che sarà mai! non siamo mica moralisti! divertiti! fatti una risata!”. 

C’è bisogno di più moralità. Anche a detta di tanti che sulla rete incominciano a stupirsi di troppe foto oscene (non - solo - per il contenuto, ma anche - e soprattutto - per l’oggettiva bruttezza di certi soggetti!) che girano su facebook. Pochi segnalano i nudi volgari che vengono pubblicati. E anche se ad essere ritratti sono minorenni (maschi/femmine non fa differenza), pare che tutto vada bene. Anzi: se proponi una riflessione collettiva a riguardo sei preso per uno sfigato, che non ce la fa (come si usa dire in certi slang “giovanili”. Che cosa non si riesca a fare, poi, non l’ho ancora capito, però si dice così). 

Anche a livello educativo! Purtroppo anche a livello educativo! 
La scuola sappiamo come è messa. Non si salvano neppure quegli ambienti che di educativo dovrebbero avere anche il DNA, come
tutti quelli legati allo sport! Non si salvano nemmeno certi ambienti cristiani, che dovrebbero fare e vivere la differenza del Vangelo! La differenza di una “buona notizia” che ti cambia la vita. 

Spesso a me pare di assistere alla duplice crescita del grano e della zizzania. 
Lo sdegno mi spingerebbe all’ira e l’ira ad estirpare quell’erba cattiva, così farisea, così falsa, così nociva per la crescita del grano buono. 
Eppure occorre aspettare e, come direbbero i nostri padri, occorre “starci dentro”! 
Inquieta giovinezza!

Ok. Ci sto dentro!



giovedì 3 marzo 2011

CENSIMENTO

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò un censimento
di tutti gli abitanti dell'impero...


...mentre nella casella di posta elettronica del face book succedeva questo:



Andrea: “sei piccino!!:) ci vediamo a settembre!!:) ciao

I.(terza media): “in che senso ?

Andrea: “sei piccino, vuol dire che sei al massimo in terza media. per principio non accetto le amicizie di chi è in età da scuola media. per questo ti ho scritto: ci vediamo a settembre. a settembre sarai alle superiori.. e allora potrebbe anche avere un senso usare facebook e comunicare insieme qui.. per ora.. goditi tutto quello che la vita vera e reale ha da offrirti!! ;)

I.(terza media): “vabbe nn sono il primo ci sono piu persone delle medie che persone in generale secondo me. poi vabbe


Poi vabbe...



QUOTATION: "Aiuta molto di più a prendere sul serio le cose lavorare coi ragazzi. Molto di più che lavorare in ..."
(la citazione continuava con una parola, che, per amicizia, ho preferito censurare)
Luca, mentre bevevamo insieme un caffè.

domenica 14 novembre 2010

COERENTI, NONOSTANTE TUTTO



Se c’è un comportamento che ai nostri giorni sicuramente è degno di nota, questo è di certo il comportamento di una persona coerente. Tuttavia la coerenza non è mai una virtù assoluta. Non lo è, per esempio, se la si vive tra il pensare e l’agire male. Essere coerenti vuol dire far “aderire” ciò che si pensa a ciò che si fa. Allora le azioni non smentiscono mai le parole dette. Quanta rabbia ci viene quando grandi promesse, bei discorsi, convincenti comizi non trovano poi riscontro nella vita reale! L’incoerente, il ciarlatano, l’ipocrita (il “fariseo”) danno fastidio, soprattutto ai giovani, soprattutto a chi cerca di dare fiducia agli altri. D’altra parte, però, quanta stima abbiamo nei confronti di persone coerenti! Una persona coerente la si apprezza, la si ammira, si cerca di imitarla. Anche a costo di qualche fatica, anche a costo di qualche sacrificio.
Ascoltando le parole di Gesù, tremendamente serie e drammatiche, mi viene da pensare subito all’importanza, per noi cristiani, di vivere la nostra fede in maniera coerente, di vivere bene ogni occasione che ci è data di dare testimonianza. Nonostante tutto. Proprio così: nonostante tutto! In quel “tutto” Gesù sembra metterci ogni possibile prova, ogni possibile dolore, ogni possibile male: la nostra fede può essere messa alla prova da un male non imputabile all’uomo (terremoti, carestie, malattie); da un male che proviene dalle scelte degli uomini (guerre, rivoluzioni); da un male che arriva a colpire anche gli affetti più cari: delusioni e tradimenti da parte di genitori, fratelli, parenti, amici. Da un male che arriva a versare addirittura sangue innocente. Di fronte a tanto male, spesso letto sui giornali o raccontato in maniera cruda alla tv, ci poniamo tante domande, alle quali abbiamo oggettivamente poche risposte convincenti. Ci si chiede perché Dio permetta tutto questo, perché non intervenga a sistemare qualche situazione “un po’ troppo” negativa. Me lo sono chiesto anche io leggendo questo brano del Vangelo di Luca, cercando di capire cosa veramente conta, cercando di capire cioè, cosa ci chiede di fare Gesù.
Mi sembra chiaro: Gesù ci chiede di non perdere la speranza, di non smettere di avere fiducia in Lui, di non avere paura! La paura è spesso la prima causa dell’incoerenza e quindi di una cattiva testimonianza.
I discepoli di Gesù, i cristiani, sanno che l’ultima parola non è mai del male, non è mai della morte, ma sempre della vita, sempre dell’amore. I discepoli di Gesù, guardando a Lui, credono nella sua Risurrezione, sanno che dopo la morte c’è la vita donata da Dio, la vita vera, la vita eterna. I discepoli di Gesù sanno che solo con la perseveranza, che nasce dal fidarsi di Lui, è possibile salvare la propria vita. A Dio, che Gesù ci insegna a chiamare Padre, non interessa salvare le pietre delle grandi costruzioni, delle quali non rimarrà nulla, ma la vita dei suoi figli, la vita di ciascuno di noi. Per questo nemmeno un capello del nostro capo andrà perduto: perché, nonostante tutto il male che subiamo, a cui assistiamo o di cui siamo responsabili, Dio continua ad amarci, fino alla fine, fino a dare, Lui, la vita al nostro posto.

NoiBrugherio, sabato 13 novembre 2010