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venerdì 25 ottobre 2013

SORRIDETE: IMPERATIVO (del) PRESENTE!

I santi sono coloro che riescono a sorridere, sempre. Non per ingenuità o per una fortuna sopra la media. E nemmeno perché le cose gli vanno sempre tutte bene. I santi riescono a sorridere sempre perché hanno un tesoro che alimenta la loro felicità. Un tesoro che “né ruggine” può consumare, “né ladro” può rubare. Un tesoro che rimane prezioso anche se le cose vanno tutte storte. Un tesoro al quale legano il loro cuore. 
In questi giorni, a scuola, una delle cose che mi fa più pensare è notare il numero di ragazzi che non riescono a sorridere. I motivi sono tanti, alcuni molti seri, altri più superficiali, ma in quelle classi con le quali c’è sicuramente più feeling, mi posso sempre permettere un sonoro rimprovero: guai a voi se perdete il sorriso! Sorridete! 
Oggi, venerdì 25 ottobre, ricordo due persone davvero speciali. Due persone diverse, un uomo e una donna, con vite diverse anche se simili: un prete e una suora, don Carlo e Ausilia. Entrambi non sono più in mezzo a noi. Entrambi hanno vissuto la loro vita per il Vangelo, per testimoniare la possibilità di una vita buona. Entrambi hanno cercato Dio tra gli uomini. Entrambi non hanno mai perso il sorriso. Entrambi sono santi. Il primo è già beato. La seconda lo è sempre stata. Perché chi porta nel suo nome l’impegno e il compito di aiutare gli altri (Ausilia da auxilium = aiuto) non può che essere beato, cioè felice. E non importa se in vita faceva sempre sorridere tutti e oggi ha fatto commuovere tutti, me compreso: sono felice, sorrido, perché ho voglia di essere più santo! 

 Grazie, don Carlo! Grazie, Ausilia!

lunedì 23 luglio 2012

GIORNI DI VOLO



Come sempre: far partire la musica e poi iniziare a leggere.



Tante cose. Tante tante tante cose. Tra questa "tantità" la maggior parte son gioie: mie, altrui, nostre. Ci sono anche fatiche, dolori da accogliere, confidenze da raccogliere, sensi di colpa da allontanare, errori, sbagli, peccati da perdonare. È una grazia continua. Una grande fortuna, come direbbe il mondo, con un certo senso di casualità. Ma noi, al caso, non crediamo. Crediamo all'amore. E l'amore non è mai un caso!

Tra queste tante cose e parole che passano e ci formano (perché ci danno la loro bella forma quando queste cose e parole sono cose e parole buone) ci sono alcune che tornano come poesie, come racconti, come storie ascoltate da bambini e che ora non sembrano più tanto banali.
È il racconto che parla di gatti e di gabbiani. Gatti dal cuore grande e gabbiani dalle forti ali: il modello da imitare per volare alto nella vita e non accontentarsi di sguazzare nella mediocrità di fango e fogne.
È la storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.
Quando lessi per la prima volta questo libro, alla fine piansi, per la bellezza, per il coinvolgimento, per la verità di quelle parole scritte da un poeta che come tutti i poeti ha voluto raccontare la realtà creando un mondo tutto suo. Poi quel libro lo abbiamo fatto diventare l'esperienza da proporre a bambini e ragazzi in vacanza per qualche giorno tra i monti.
Ora, a distanza di qualche giorno da queste settimane di vacanza, quel racconto-poesia è diventato vero, nei ringraziamenti, nei ricordi, nelle lacrime di gioia delle cose belle vissute insieme. Ora il magone e la nostalgia di mamma e papà si sono trasformati nella voglia di volare, sempre e solo alto, ricordando che per volare bisogna sì avere le ali, avere un "gatto" che ci insegni a librarci nell'aria e tanti amici che ci diano fiducia, ma occorre soprattutto una grande dose di coraggio che ci permetta di osare. 
In questi giorni di campeggio solo chi ha osato "guardare il cielo con i piedi per terra" è riuscito a volare. Anche se è partito con le ali un po' ammaccate, con qualche peso di troppo o senza voglia di spiccare il volo. Bambini ed animatori.
Vola solo chi osa farlo!

Noi abbiamo osato...

...e ora siamo davvero belli! 

domenica 10 giugno 2012

SOLO PER DIRE...PAROLE DI GRATITUDINE

Ringraziamenti al termine della mia prima S.Messa a Lainate 

Carissimi, vi scrivo queste parole di ringraziamento, che al termine di questa Messa vorrei rivolgere a tutti e a ciascuno di voi in maniera particolare. 
Scrivo (e leggo) perché in questo momento riesco meglio così ad esprimere quello che ho dentro, quello che provo nel mio cuore: le emozioni, il giusto tremore che si ha quando la vita incontra qualcosa di grande e di vero, come il Signore Gesù.
Vorrei ringraziare davvero ciascuno di voi, fermandomi con ognuno a chiacchierare un po’, a comunicare, o forse in questo momento soltanto a “sussurrare” quello che sto vivendo. Ma capisco che risulta difficile farlo con tutti. Ho scelto allora di affidare tutti voi in questa Eucaristia, che è ringraziamento a Dio per il dono della vita di suo Figlio Gesù: lì, su quell’altare, c’è davvero posto per tutti perché nella mente e nel cuore del Padre buono che sta nei cieli c’è il desiderio di riunire tutti i suoi figli e le sue figlie accanto alla vita donata del Signore Gesù.
Tra di voi, però, ci sono alcune persone in particolare, che vorrei ricordare. Non me ne voglia chi non verrà chiamato o chi avrò, in questo momento così inteso, dimenticato. Siete comunque tutti nel mio cuore. 

Ringrazio per primi Mamma e Papà. 
Senza di loro e il loro amore non avrei ricevuto il dono della vita. Senza di loro e la loro fede non avrei ricevuto il dono del Battesimo, tanti anni fa, e non avrei avuto, forse, la possibilità di camminare seguendo il Signore Gesù. Senza di loro e la loro speranza e fiducia in me non avrei potuto fare nemmeno la metà delle cose che ho fatto: la loro vicinanza negli anni di Seminario, il loro interesse e la loro premura a farmi avere tutto ciò che mi serviva per ben camminare lungo il mio cammino.
Grazie, Mamma e Papà. Che Dio vi benedica!

Ringrazio il carissimo e amatissimo don Ernesto. 
Sembra superfluo dire “perché” ringraziare questo uomo, questo cristiano e questo prete. Chiunque conosca quest’uomo sa dire parole di bene su di lui e percepisce in lui qualcosa di veramente spirituale. Senza di lui non avrei ricevuto il Battesimo, proprio in questa chiesa, l’8 novembre del 1987. Senza di lui non avrei ricevuto per la prima volta la santa Comunione. Senza di lui non avrei professato solennemente la mia professione di fede da quattordicenne. Senza di lui non avrei indossato l’abito talare, il vestito che mi rendeva esteriormente di Gesù e che diceva a tutti il cammino che stavo facendo per diventare suo sacerdote. Grazie a lui, il giorno dell’ordinazione diaconale, ma anche e soprattutto ieri, mi sono potuto rivestire degli abiti sacerdotali, per celebrare quel grazie immenso che è l’Eucaristia. 
Grazie, don Ernesto, anche e soprattutto per la bella vita condivisa in questi anni, nelle chiacchierate informali, nei momenti di vacanza dal seminario, nella attenzione premurosa nei miei confronti. Grazie perché (mi permetto di darti del tu) mi hai voluto bene come un figlio, come tu fai con tutti noi da tanti anni. Grazie perché dopo tanti anni di messa sei ancora innamorato del tuo Maestro come fossi un prete novello. E grazie perché mi sei stato accanto nel giorno più bello della mia vita. 
Che Dio ti benedica! 

Ringrazio il carissimo e amato don Paolo. 
Grazie don Paolo. Per essere qui oggi a concelebrare con me, questa prima messa. Grazie perché senza di te, come ti ho sussurrato all’orecchio ieri mattina fuori dal Duomo, non sarei arrivato qui ad essere prete di Gesù. Mi hai dato fiducia quando ancora ero piccolo, mi hai ri-accolto in oratorio, come non mi fossi mai allontanato; mi hai dato fiducia, credendo in me, nelle mie capacità; mi hai illuminato con il tuo esempio e proprio il tuo esempio di instancabile annunciatore del Vangelo in mezzo a noi è stata l’immagine corrispondente al desiderio che portavo nel cuore da un po’ di tempo, da quando insieme, abbiamo percorso le vie di Perugia, sulle orme di Francesco. “Non la passerete liscia” diceva il libretto che avevi preparato per noi. Era vero! qualcuno di noi... io, non l’ho passata liscia. Ho deciso di prendere sul serio quel desiderio che il Signore aveva messo nel mio cuore e di guardare e imitare l’esempio che mi davi. Grazie perché mi hai accompagnato in tutti questi anni. Grazie per il dono della vita a noi giovani e ragazzi di Lainate per gli undici anni che sei rimasto con noi. 
Che Dio ti benedica! 

Ringrazio i preti giovani di questa comunità: don David, don Gabriele, che hanno preso il testimone dei loro predecessori e stanno guidando la nostra comunità cristiana verso ciò che la Chiesa di Milano chiede alle parrocchie: un lavoro di comunione e di corresponsabilità. Grazie don David e don Gabriele per l’affetto e la vicinanza che avete avuto soprattutto in questo ultimo anno, per me. Grazie per tutto quello che avete preparato e fatto per questa festa di prima messa. Grazie perché donate ai piccoli e ai giovani delle nostre comunità la vostra giovane vita di preti innamorati di Gesù.
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio don Vittorino, mio nuovo parroco, che mi ha accolto come un padre a Brugherio e insieme condivide con me la vita e la passione di annunciare il vangelo ai tanti fratelli e sorelle che il Signore ci ha affidato. Che Dio ti benedica, don Vittorino, e benedica la nostra missione a Brugherio! 

Ringrazio i preti che hanno voluto concelebrare con me questa mia prima santa messa. A titolo diverso ho motivo per dirvi grazie, perché ci siete stati, ci siete e spero ancora sarete. Aiutatemi, con la bontà della vostra amicizia a diventare un prete-prete. 
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio i preti che in questi anni ho incontrato per diversi motivi sul mio cammino, coloro che mi hanno accompagnato nel servizio pastorale nelle loro parrocchie e chi ora mi accoglierà da prete. 

Ringrazio le nostre care e amate suore, di oggi e di ieri.
Grazie a voi, perché come per tutti noi, mi siete state sorelle, madri e amiche! Sempre vicine nella preghiera e nella vita. Grazie perché ci siete anche oggi. Pregate sempre per me!
Che Dio vi benedica! 

Grazie a tutti i miei parenti che con me condividono questa indicibile gioia: i nonni, preziosi come l’oro!, gli zii, le mie cugine, i miei tanti prozii e persone vicine alla mia famiglia. Sempre, ma soprattutto in questi ultimi mesi, ho sentito la vostra presenza sostenere il mio cammino. Spero di poter contare ancora e sempre su di voi.
Che Dio vi benedica!

Ringrazio con tanta commozione e gratitudine chi, oltre ai miei genitori e ai miei preti, mi ha insegnato la bella e seria arte della vita: i miei insegnanti. Che bello e che commozione vedervi qui in tanti: Simonetta, amata e dolce maestra all’asilo, Nadia e Annamaria, maestre-mamme delle scuole elementari (mamme, perché prima di uscire da scuola, ogni giorno vi fermavate sulla porta della scuola per dare a tutti noi un bacino e noi facevamo la gara per darvi il nostro bacino!); e voi, carissimi e amati professori del liceo Grassi, che mi avete aperto la mente e il cuore negli anni delle superiori, che in maniera diversa avete portato con me tanta pazienza (soprattutto nelle materie scientifiche) e mi avete aiutato a crescere. Se sono qui oggi, è anche grazie a ciascuno di voi, perché mi avete preso per mano quando ancora non sapevo camminare e mi avete, a poco a poco, insegnato a volare.
Che Dio vi benedica! 

Un grazie particolare ai compagni di scuola che hanno condiviso con me tante gioie, fatiche e che oggi sono qui con me! Grazie per l’amicizia che mi avete donato e continuate a donarmi. 
Che Dio vi benedica! 

Grazie a voi speciali amici dell’87. 
Con voi, forse, non ho bisogno di aggiungere descrizioni. So tutto il bene che mi volete e voi il bene che vi voglio. Vi ringrazio per tutto quello che insieme abbiamo condiviso: la gioia di diventare uomini e donne; i pianti di quando due di noi, Stefano e Mirko, hanno lasciato questa nostra terra per andare ad abitare in cielo insieme agli angeli; l’impegno nelle cose di sempre che ci hanno fatto diventare grandi. Grazie per l’impegno che avete messo nel preparare questa mia e nostra festa.
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio i tanti giovani e ragazzi che in questi anni di Seminario ho potuto incontrare e conoscere grazie al Signore Gesù e che oggi hanno voluto essere presenti. Voi sapete chi siete e vi vedo qui oggi. Grazie, perché abbiamo condiviso la vita proprio grazie al Signore che ci ha fatto incontrare. 

Grazie a tutti i giovani, i ragazzi, i bambini dell’Oratorio san Giovanni Bosco. I miei catechisti, chi con me ha condiviso i diversi compiti negli anni scorsi. 

Ringrazio il Seminario e i suoi educatori, che mi hanno accolto come a casa per tanti anni, prendendosi cura della mia vocazione e aiutandomi a dare compimento a quanto il Signore mi chiedeva. 

Ringrazio i miei amici preti, coloro che prima di me hanno detto il loro eccomi e sono davanti a me come un faro che illumina il cammino. 

Grazie agli amici seminaristi che hanno voluto essere presenti con me e noi tutti. Con me avete portato molta pazienza e mi siete sempre stati fratelli. Spero, con la mia gioia, di testimoniarvi la bellezza di questo cammino che a voi chiede, in maniera diversa, ancora alcuni passi. Che Dio vi benedica e vi conduca a vivere la stessa gioia che provo in questo momento!

Grazie agli amici di Brugherio: belle vite che il Signore mi ha affidato perché parlassi loro di lui e a Lui di loro. Con voi ora, inizia la mia missione di prete. Aiutatemi a rimanere sempre me stesso, ad innamorarmi sempre più del Signore Gesù e a non avere paura di darvi sempre la vita, fino alla fine.
Che Dio ci benedica! 

Grazie a voi tutti, che siete venuti qui, oggi. Avete voluto condividere con me questa mia grande gioia. Con voi tutti mi sento in debito: di gratitudine, di preghiera, di vita. Spero di riuscire, con il dono della mia vita, con la preghiera e con l’affetto che provo per voi, a poter colmare almeno in parte la differenza che c’è tra il tanto bene che mi volete e quello che ne provo io per voi. 
Grazie e che Dio vi benedica tutti! 

Vorrei concludere queste mie parole, invitandovi a fare una cosa che a me piace molto: cantare per Gesù! Ho scelto un canto, come ringraziamento per questa prima messa, a me molto caro: “Niente vale di più”. E’ il canto che noi ragazzi dell’87 abbiamo scelto per la nostra Professione di Fede, nel 2001. Lo affido a ciascuno di voi, come canto, come preghiera, come meditazione. 

Forse - anzi ne sono certo - tra di noi c’è qualcuno o qualcuna che ha bisogno di queste parole, come io ne ho avuto bisogno tanto tempo fa. Come ieri ha fatto l’arcivescovo Angelo invito tutti voi, giovani e ragazzi, a non avere paura della vostra vocazione, sia essa a costruire una bella famiglia o a seguire il Signore nella vita da preti o da religiosi consacrati. Davvero Dio non toglie nulla e dona tutto. E non è retorica: penso e spero di avervi testimoniato la bellezza di una vita vissuta, di una pace donata, di un amare tutti e fino alla fine, così come ci ha insegnato Gesù. 

Grazie!
Vi voglio bene. 
E che Dio vi benedica!

lunedì 1 agosto 2011

IL SOLE DENTRO, ovvero IL PIÙ GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG

Oggi analisi del testo. Alla mia maniera.
Titolo:

"Il più grande spettacolo dopo il big bang




Il bello degli esseri umani è la loro capacità di amare e di lasciarsi amare.
Il brutto degli esseri umani è quando non fanno l’uno e non permettono l’altro.
La fortuna degli esseri umani è quella di poter “fare”, nel senso di vivere, sperimentare, donare, far sentire amore a bassissimo costo. Praticamente gratis!
Per amare, ce lo insegna il buon Dio, bisogna sempre essere in tre, perché i soggetti dell’amare

siamo noi, io e te!

Sì: noi, io e te. Io che scrivo e tu che leggi e noi insieme. Tu che leggi e la tua fidanzata e voi insieme. Tuo fratello e il suo migliore amico e loro insieme. Il migliore amico di tuo fratello e la sua mamma e loro due insieme. Et cetera, et cetera… e loro insieme.
La ricchezza dell’uomo è che può passare la sua vita ad amare.
La sua povertà è tutte le volte in cui si astiene dal farlo. Non serve essere pronti per amare, non bisogna studiarlo da qualche parte. Occorre solo cominciare. Un po’ come quando uno prende in mano

la chitarra senza saper suonare”.

Il caro Lorenzo penso sia in grado di esprimere bene questo pensiero che mi porto dentro da molto tempo. La fortuna dell’uomo è che ha un solo cuore per amare. Penso sia uno dei pochi casi in cui una sola unità vuol dire ricchezza.
Per capirlo va provato. Per provarlo va vissuto. Per viverlo bisogna “starci dentro”, dalla testa ai piedi, inzuppati fradici. Anche le lacrime fanno bene, se occorrono. Voler bene fino alle lacrime. Piangere perché si è sentito il bene, il bello, il vero. Emozionarsi perché si è toccata la gioia. Proprio come a Natale, quando chi riesce ancora a sognare si emoziona davanti al bene che tenta di farsi strada in un mondo di buio e di maschere, che tenta di nascere in ogni vita, più o meno complicata, più o meno felice.
Chi non si lascia toccare dalla gioia, a Natale come in estate, non riesce a toccarla.
E allora da qui nasce l’invidia, la nostalgia, l’incredulità, lo scoraggiamento, la lamentela, la rabbia, l’irragionevolezza di pensieri, parole e azioni, che non fanno il bene di nessuno. Da qui nascono anche i vizi, quelli che si istituiscono al rispondere sempre “” al capriccio di un bambino, l’inizio della sua rovina. Chi non tocca la gioia non vuole che altri stiano nella gioia. E che fanno? Mormorano. Ma chi riesce a toccarla non si ferma davanti a niente.
Altro che..

..musica, altro che il Colosseo,
altro che America, altro che l'exstasi,
altro che nevica, altro che Rolling Stones,
altro che football...
altro che Lady Gaga, altro che oceani,
altro che argento e oro, altro che il sabato,
altro che le astronavi, altro che la tv,
altro che chiacchiere..”.

Si, chiacchiere. Solo chiacchiere. Il miracolo al quale abbiamo assistito è stato piccolo, perché i miracoli veri della vita di tutti son quelli senza visioni. Son quelli che ti permettono di dire: “il caso non esiste”, ma esiste una mano forte e buona che ti tiene in piedi, che ti rialza quando cadi; una mano un po’ ruvida dagli anni, che ti insegna, se non sei ancora capace, ad allacciarti le scarpe e a schioccare le dita. Il miracolo (senza esagerare) è quello di vedere ragazzi che pongono fine, ancor prima dei grandi, alla “guerra dei bottoni” così ancora diffusa in tutto il mondo, ad ogni latitudine.
Il più grande spettacolo dopo il big bang è vedere ragazzi, che molti giudicano superficiali, piangere dalla gioia. Nessuno parlava attorno al falò dell’altra sera. Eppure si era in centoquaranta. Ognuno teneva per mano almeno due persone. Così si era ancora una volta in tre. Numero perfetto, perché aperto all’altro. Aperto come un abbraccio, che non chiude per possedere, ma si apre per donare con gioia.
Cito I., educatrice ventenne:
"L'ultima sera chiedo a un ragazzo in lacrime ‘Perché piangi?’ ‘Sono triste perché il campeggio finisce!’ ‘Ma perché ti è piaciuto così tanto?’ ‘Per i volti nuovi, perché era UNITO’, ‘...ma anche se stai piangendo perché è finito, adesso sei più triste o felice?’, ‘FELICE!!!’"

Io e te...
che ci abbracciamo forte,
io e te, io e te...
che ci sbattiamo porte,
io e te, io e te...
che andiamo contro vento,
io e te, io e te...
che stiamo in movimento,
io e te, io e te...
che abbiamo fatto un sogno
che volavamo insieme,
che abbiamo fatto tutto
e tutto c'è da fare,
che siamo ancora in piedi
in mezzo a questa strada,
io e te, io e te, io e te!
[…]
che abbiamo fatto a pugni,
io e te, io e te...
fino a volersi bene,
io e te, io e te...
che andiamo alla deriva,
io e te, io e te...
nella corrente....io e te!
Che attraversiamo il fuoco
con un ghiacciolo in mano,
che siamo due puntini,
ma visti da lontano,
che ci aspettiamo il meglio
come ogni primavera,
io e te, io e te, io e te!

Il più grande spettacolo dopo il big bang
Il più grande spettacolo dopo il big bang
Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi...io e te!


In questi giorni penso di aver capito un po’ di più da dove arriva la paura dell’altro, del diverso. Da dove proviene quella gelida diffidenza che fa sospettare di un altro uomo, che fa avere paura di uno che, a conti fatti, è come noi, io e te.
Il più grande spettacolo dopo il big bang è l’amore.

A chi c’era, a chi non c’era.
A tutti, ai piccoli e ai grandi GuerrieriDragone.
Grazie.





Ho preso la chitarra senza saper suonare,
è bello vivere anche se si sta male,
volevo dirtelo perché ce l'ho nel cuore,
son sicurissimo...amore!


Lorenzo Cherubini, Il più grande spettacolo dopo il big bang.



domenica 10 luglio 2011

LO DICE ANCHE CHARLIE BROWN!


Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà;
ma chi la perderà, la manterrà viva.





Niente caschi protettivi, Charlie Brown.
Meglio aver amato e aver perso l’amore..

.. e anche un po’ di vita!

domenica 26 giugno 2011

PANE E VINO



Oggi, giustamente, si parla di ringraziamento. Si parla di quella “cosa” che serve per rendere grazie, per rin-graziare, cioè per dire con un gesto, con delle parole, con la presenza, la gratitudine per un bene ricevuto. Per cercare di restituire un po’ del tanto bene ricevuto e che si continua a ricevere.
Dalle mie parti oggi si festeggia una delle feste più belle dell’anno. Si tratta di ricordare un pezzetto di pane e un bicchiere di vino. Cose semplici, che teniamo in casa. Forse le cose più semplici, che servono per vivere. Contorno a tanti nostri pasti, scelte per diventare il pasto che tiene in vita perché dona tutta una vita. Corpo e sangue. “La vita tutta intera”.
Forse mi ripeto, ma è grande l’emozione di poter distribuire ogni giorno un po’ di quella vita a tanti, bambini, ragazzi, uomini e donne, adulti e anziani. Bello, perché quella vita PaneVino è capace di far stringere le mani di adolescenti e nonn-ine, mentre cantano insieme canzoni semplici e gioiose, mentre si stupiscono in silenzio (anche se non sempre perfetto) di quel miracolo che non ha nulla di magico, ma sa tremendamente di amore. Come dice il nostro amico Alessandro: “Chi non ci crede o ci crede poco, non sa quello che si perde”.

Vero! Vero! Vero!


p.s.: oggi, dalle mie parti, hanno anche riconosciuto a tre tipi very strong il fatto di aver vissuto una vita buona, bella, vera, piena. Una vita…vita! Per il fatto che in vita han trovato la felicità, da oggi li possiamo chiamare “beati”.



Il beato Clemente (quello con la barba bianca) scriveva:

"La vita è radiosa dal momento in cui si incomincia a donarla…
La vita è bella, quando ci si vuol bene…
Solo l’amore fa vincere la vita
".

Ringraziamento. Anche per loro e la loro bella vita: donata!


sabato 11 giugno 2011

FIORI D'ARANCIO e STOLE ROSSE


Il post porta la data di sabato 11 giugno. Di fatto, per me che scrivo, è ancora venerdì. Tra poche ore parteciperò a due eventi abbastanza strani, oramai (ossia al giorno d’oggi) molto abbastanza rari. Un matrimonio e un’ordinazione. Entrambi prevedono una celebrazione. Entrambi chiedono un “si” che dura per sempre. Per sempre!
Il matrimonio è di una mia compagna di classe del liceo. Speravo di poter essere il primo a “sistemarmi”. Invece, con granderrima gioia, le lascio il primato. È strano però pensare che, domattina, lei e il suo lui uniranno le loro vite e inizieranno qualcosa di incredibilmente nuovo. L’amore li farà nascere di nuovo. L'amore fa sempre nascere di nuovo!
L’ordinazione è di 17 miei amici, che, finalmente, coroneranno il loro sogno diventando preti. Per questi l’emozione è ancora più forte. Perché poi, la prossima volta, toccherebbe a me…
È probabile che di questi eventi torni a scrivere.
Dopo averli compresi. Dopo averli vissuti.

Tanti auguri e.. basta! :)

lunedì 6 giugno 2011

Trillo - Se sei felice

Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini
per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa
presso il Padre vostro che è nei cieli.

Non accumulatevi tesori sulla terra,
dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;
accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano,
e dove ladri non scassinano e non rubano.

Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.





Non continuate a farvi applaudire: battetele voi 'ste mani!
Be happy!



lunedì 2 maggio 2011

FAME


Fame..


Uno degli spettacoli più divertenti ai quali mi capita di assistere è il vedere i bambini mangiare. Specialmente quando hanno tanta, tanta fame.

Uno degli spettacoli più commoventi è vedere come quegli stessi bambini, soltanto un po' cresciuti, continuino ad aver fame.
Di pane, di felicità, di vita.


lunedì 25 ottobre 2010

BEATA, cioè FELICE!

C’è una bellezza che mi attrae, un profumo, un colore, un fiore…
C’è un fiore in più in quello straordinario luogo che è il giardino di Dio, al quale, in un modo o nell’altro, tutti siamo diretti, perché aspettati. Quel fiore è una viola: bella, perché attratta dalla Bellezza stessa!



Si, ma, perché è beata? Cosa ha fatto??

È la domanda più frequente che sento quando parlo di lei alla gente. Quando dico la mia contentezza nel saperla beata, cioè Felice perché si trova al cospetto notevole di Dio, in tanti si chiedono cosa abbia fatto di così straordinario per essere riconosciuta come una figura importante, per essere ricordata addirittura sul calendario (14 gennaio).
Dopo aver dato la risposta mi chiedo: non basta essere se stessi per essere persone straordinarie? Non basta accettare quello che si è (cosa per molti non facile, lo so) per dirsi, quando ci si guarda allo specchio, quanto è bello vivere la vita che ci è stata donata?
Non bastano le cose semplici, nascoste, anonime?
Pare di no…
Occorre sempre un po’ di pubblicità, di esagerazione, di eroismo se si vuole essere considerati in questo mondo. Pena poi, nel caso non ci si riesca, il piangere - realmente o virtualmente - e chiedersi il perché.
Non so se sia un’eroe (il femminile di eroe non mi convince molto, preferisco l’aiuto dell’amica apostrofo) una donna, una suora, che fa della sua vita un impegno per la dolcezza, un viaggio verso la Bellezza, che è la piena umanità di Gesù. Per qualcuno possono essere solo parole.
Per lei, Alfonsa, è la beatitudine, la felicità, la Vita!

Maestro, cosa devo fare per avere la vita?


QUOTATION: “qualunque cosa tu faccia quel seme crescerà e diventerà un pesco. Magari tu desideri un melo o un arancio, ma otterrai un pesco” maestro Oogway, Kung-Fu Panda