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sabato 24 settembre 2011

VIGILIA


Forse è una leggerezza che arriva dalla libertà di scegliere cosa fare della vita che mi hanno regalato.
Forse è accorgersi che quella cosa che aspetto da dieci anni, ora, finalmente, sta arrivando.
Forse è vedere mamma e papà così emozionati.
Forse è una mano forte, quella mano a cui mi sono sempre aggrappato e affidato, che ora più che mai mi sostiene.
Forse è l'accompagnamento di tanti sorrisi e preghiere, che non manca di rendermi forte.
Forse sono gli amici, che continuano ad esserci: quelli in carne ed ossa e quelli non proprio a me prossimi. 
Forse è capire, ancora una volta in ritardo, quanto sia vero il Vangelo. 
Forse è scoprire la bellezza del sentirsi cercati, amati e perdonati da Qualcuno di veramente grande.
Forse è la bellezza del per-donare "a gratis", senza avere nulla in cambio. 
Forse è la bellezza di quegli uomini straordinari, che sono i santi, che con la loro vita piena mi hanno sempre commosso e hanno suscitato in me il desiderio di imitarli (raro caso in cui copiare è lecito e consigliato!).
Forse ogni cosa parla della bellezza di una vita così, spesa, donata, regalata.
Forse ogni cosa è illuminata dalla Luce. E noi cercheremo di farla brillare il più possibile.

"Cosa fai nella vita?"
"La regalo agli altri".

Sì, son proprio felice! 


lunedì 1 agosto 2011

IL SOLE DENTRO, ovvero IL PIÙ GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG

Oggi analisi del testo. Alla mia maniera.
Titolo:

"Il più grande spettacolo dopo il big bang




Il bello degli esseri umani è la loro capacità di amare e di lasciarsi amare.
Il brutto degli esseri umani è quando non fanno l’uno e non permettono l’altro.
La fortuna degli esseri umani è quella di poter “fare”, nel senso di vivere, sperimentare, donare, far sentire amore a bassissimo costo. Praticamente gratis!
Per amare, ce lo insegna il buon Dio, bisogna sempre essere in tre, perché i soggetti dell’amare

siamo noi, io e te!

Sì: noi, io e te. Io che scrivo e tu che leggi e noi insieme. Tu che leggi e la tua fidanzata e voi insieme. Tuo fratello e il suo migliore amico e loro insieme. Il migliore amico di tuo fratello e la sua mamma e loro due insieme. Et cetera, et cetera… e loro insieme.
La ricchezza dell’uomo è che può passare la sua vita ad amare.
La sua povertà è tutte le volte in cui si astiene dal farlo. Non serve essere pronti per amare, non bisogna studiarlo da qualche parte. Occorre solo cominciare. Un po’ come quando uno prende in mano

la chitarra senza saper suonare”.

Il caro Lorenzo penso sia in grado di esprimere bene questo pensiero che mi porto dentro da molto tempo. La fortuna dell’uomo è che ha un solo cuore per amare. Penso sia uno dei pochi casi in cui una sola unità vuol dire ricchezza.
Per capirlo va provato. Per provarlo va vissuto. Per viverlo bisogna “starci dentro”, dalla testa ai piedi, inzuppati fradici. Anche le lacrime fanno bene, se occorrono. Voler bene fino alle lacrime. Piangere perché si è sentito il bene, il bello, il vero. Emozionarsi perché si è toccata la gioia. Proprio come a Natale, quando chi riesce ancora a sognare si emoziona davanti al bene che tenta di farsi strada in un mondo di buio e di maschere, che tenta di nascere in ogni vita, più o meno complicata, più o meno felice.
Chi non si lascia toccare dalla gioia, a Natale come in estate, non riesce a toccarla.
E allora da qui nasce l’invidia, la nostalgia, l’incredulità, lo scoraggiamento, la lamentela, la rabbia, l’irragionevolezza di pensieri, parole e azioni, che non fanno il bene di nessuno. Da qui nascono anche i vizi, quelli che si istituiscono al rispondere sempre “” al capriccio di un bambino, l’inizio della sua rovina. Chi non tocca la gioia non vuole che altri stiano nella gioia. E che fanno? Mormorano. Ma chi riesce a toccarla non si ferma davanti a niente.
Altro che..

..musica, altro che il Colosseo,
altro che America, altro che l'exstasi,
altro che nevica, altro che Rolling Stones,
altro che football...
altro che Lady Gaga, altro che oceani,
altro che argento e oro, altro che il sabato,
altro che le astronavi, altro che la tv,
altro che chiacchiere..”.

Si, chiacchiere. Solo chiacchiere. Il miracolo al quale abbiamo assistito è stato piccolo, perché i miracoli veri della vita di tutti son quelli senza visioni. Son quelli che ti permettono di dire: “il caso non esiste”, ma esiste una mano forte e buona che ti tiene in piedi, che ti rialza quando cadi; una mano un po’ ruvida dagli anni, che ti insegna, se non sei ancora capace, ad allacciarti le scarpe e a schioccare le dita. Il miracolo (senza esagerare) è quello di vedere ragazzi che pongono fine, ancor prima dei grandi, alla “guerra dei bottoni” così ancora diffusa in tutto il mondo, ad ogni latitudine.
Il più grande spettacolo dopo il big bang è vedere ragazzi, che molti giudicano superficiali, piangere dalla gioia. Nessuno parlava attorno al falò dell’altra sera. Eppure si era in centoquaranta. Ognuno teneva per mano almeno due persone. Così si era ancora una volta in tre. Numero perfetto, perché aperto all’altro. Aperto come un abbraccio, che non chiude per possedere, ma si apre per donare con gioia.
Cito I., educatrice ventenne:
"L'ultima sera chiedo a un ragazzo in lacrime ‘Perché piangi?’ ‘Sono triste perché il campeggio finisce!’ ‘Ma perché ti è piaciuto così tanto?’ ‘Per i volti nuovi, perché era UNITO’, ‘...ma anche se stai piangendo perché è finito, adesso sei più triste o felice?’, ‘FELICE!!!’"

Io e te...
che ci abbracciamo forte,
io e te, io e te...
che ci sbattiamo porte,
io e te, io e te...
che andiamo contro vento,
io e te, io e te...
che stiamo in movimento,
io e te, io e te...
che abbiamo fatto un sogno
che volavamo insieme,
che abbiamo fatto tutto
e tutto c'è da fare,
che siamo ancora in piedi
in mezzo a questa strada,
io e te, io e te, io e te!
[…]
che abbiamo fatto a pugni,
io e te, io e te...
fino a volersi bene,
io e te, io e te...
che andiamo alla deriva,
io e te, io e te...
nella corrente....io e te!
Che attraversiamo il fuoco
con un ghiacciolo in mano,
che siamo due puntini,
ma visti da lontano,
che ci aspettiamo il meglio
come ogni primavera,
io e te, io e te, io e te!

Il più grande spettacolo dopo il big bang
Il più grande spettacolo dopo il big bang
Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi...io e te!


In questi giorni penso di aver capito un po’ di più da dove arriva la paura dell’altro, del diverso. Da dove proviene quella gelida diffidenza che fa sospettare di un altro uomo, che fa avere paura di uno che, a conti fatti, è come noi, io e te.
Il più grande spettacolo dopo il big bang è l’amore.

A chi c’era, a chi non c’era.
A tutti, ai piccoli e ai grandi GuerrieriDragone.
Grazie.





Ho preso la chitarra senza saper suonare,
è bello vivere anche se si sta male,
volevo dirtelo perché ce l'ho nel cuore,
son sicurissimo...amore!


Lorenzo Cherubini, Il più grande spettacolo dopo il big bang.



martedì 2 novembre 2010

ON THE ROAD



C’era, un po’ di tempo fa, un articolo di giornale che parlava di una tragedia. Qualcuno aveva perso la vita durante un viaggio in montagna. Un viaggio estremo.
A lato di questo articolo un approfondimento: la riflessione di un alpinista, un uomo che ha fatto dell’estremo camminare in montagna uno degli oggetti di pensiero sulla vita.
Mauro Corona così scriveva:

Il viaggio estremo è spesso una fuga da se stessi… Per provare paura, una necessità che nasce da una sofferenza… Il vero eroe è quello che trova il proprio luogo estremo dentro se stesso” .

Ho ripescato subito questo articolo dopo che l’altra sera, in radio, ho sentito parlare un giovane uomo intenzionato a partire per un viaggio in solitaria, senza comunicare la meta a nessuno, senza preoccuparsi di dove andare, con il solo biglietto di andata e di ritorno.
Il bisogno di partire per viaggiare, visitare, conoscere, incontrare, penso sia innato in ogni uomo. Basta un rumore o una dolce musica a ri-chiamare la curiosità e a far muovere. È un elemento che accomuna tutti. E il viaggiare è bello se fatto insieme.
Viaggiare da soli non è bello, non è comodo, non è funzionale.

Perché allora a volte nasce il bisogno di un viaggio estremo, che permette alla sola solitudine di essere la compagna di cammino?
Hanno la stessa meta i viaggi fatti per turismo, per istruzione, per lavoro, per fede… e quelli fatti con se stessi alla ricerca di non si sa che cosa?

Uomo: vagabondo, turista, pellegrino… e poi?


QUOTATION: “E ti vengo a cercare perché sto bene con te, perché ho bisogno della tua presenza.” Franco Battiato – E ti vengo a cercare

martedì 14 settembre 2010

DI NUOVO...

...valigie!
Ri-parto. Un po’ emozionato, alla fine di questa estate. Dicono che l’estate sia tempo libero. A me sembra “solo” una stagione. Per me non finisce la libertà e non finiscono le belle giornate. Certo aumenta il tempo per il dovere e le varie scadenze. Ma è la vita ad essere fatta anche di doveri e anche di scadenze.
Strano pensare alle partenze e al momento dell’ “arrivederci”. Ogni arrivederci, in fondo, nasconde una ferita. Se non altro c’è la ferita di un distacco, di una separazione, anche solo momentanea. Ci si augura reciprocamente, con una stretta di mano, o magari con un abbraccio pieno di emozione, di poter fissare ancora qualche istante di vita, insieme, di vedersi, di guardarsi reciprocamente negli occhi, perdendosi nell’infinito mistero che per noi è l’altro.
Scrivo nella stessa stanza in cui ho scritto un post all’inizio di quest’estate. Aspetto di vedere questo tramonto e poi… ricomincio da Cinque!
Grazie a tutti: dai giovani con i tamburi rossi, alle gabbianelle che vogliono volare! Se siamo “belle persone” è perché siamo importanti, per qualcuno siamo preziosi, per Qualcuno davvero…we are golden!



QUOTATION: "Solo gli amori veri e grandi "obbligano" alla fedeltà" Alessandro D'Avenia

venerdì 10 settembre 2010

VOLARE, VOLARE

Essere alla vigilia di qualcosa lascia sempre un po’ di emozione. Molti di noi (è un noi legame-relazione, che racchiude un po’ le tante persone che conosco) stanno vivendo l’esperienza della vigilia. Chi per la scuola, chi per l’università (che è sempre scuola), chi per il lavoro o per un colloquio importante. Qualcuno, spero tutti, per una promessa che domenica farà sul Vangelo di Gesù. La promessa di una fiducia, di un’amicizia che continua, ma in qualche modo ri-comincia di nuovo, come nuove sono le cose che vengono dal credere a quella notizia.
Siamo alla vigilia di un nuovo anno lavorativo, secondo il calcolo scolastico dei nostri ritmi di vita che ha capodanni settembrini per anni che durano quanto l’attesa di una nuova vita.
Qualcuno vive la vigilia di una partenza (me compreso) in stile ri-partenza. Quando la vita chiede di essere lesti e pronti nel lasciare case e campi e andare altrove. Valigie pronte, scatoloni, libri che si ammucchiano in ogni spazio libero. Ricordi a fiumi e quasi la voglia di pensare a cosa fare domani qui, sapendo che presto, per tanto o poco tempo, non saremo più qui.
Le vigilie importanti, vivacchiando di passato, sentono la nostalgia del futuro e invitano al cammino. Verso dove non tutti lo sanno. Fiduciosi, però, di camminare dietro a Qualcuno che la strada la conosce molto bene.


A chi parte, a chi incomincia, a chi sta per iniziare.


QUOTATION: “La gioventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande” Benedetto 16

sabato 3 luglio 2010

VALIGIE

È la sera prima della partenza. Una nuova partenza.
Ho lasciato la mia mongolfiera con i motori ancora accesi. Ieri ho concluso una breve, ma intensa e bella avventura. I miei compagni di viaggio: bambini, ragazzi e adolescenti. Per tre settimane, su un campo di sabbia rossiccia. Tanta polvere e sudore. Del resto è il cibo e la bevanda di chi vuole lavorare in questa milanese vigna.

Ho lasciato i “miei” ragazzi, una vera e propria task force di animatori, consegnando nelle loro mani alcune parole. Scritte. Per non essere prolisso. Li ho già riempiti di tante parole. Chissà che noia!
Ho voluto regalare loro le ultime frasi di un libro straordinario. La storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.

Con loro ho fatto pochi passi. Pochi scalini del campanile. Magari un giorno arriveranno in cima, accanto alle campane. Sicuramente avranno paura. È umano averla.
Avranno paura la sera prima della maturità. Avranno paura quando il primo giorno di liceo nessuno si vorrà sedere da parte a loro. Temeranno terribili debiti (o rimandi a settembre). Tremeranno quando si innamoreranno. Ma quella non sarà più paura, quello sarà amore.
Allora si innamoreranno. Di giocare a calcio, di perdere tempo con gli amici, di fermarsi di notte, in piazza o su un prato, a guardare le stelle. Si innamoreranno di una ragazza, che farà battere il loro cuore o di un ragazzo che le farà sognare. I sogni. Sì, anche i sogni.
Paura, amore, sogni…





Ma un bel giorno si lasceranno andare. Spiccheranno il volo verso il loro futuro. Proprio come Fifì. Allora saranno uomini, allora saranno donne. Veri uomini e vere donne. Se sapranno camminare sulla terra senza farsi atterrare da nessuno e se sapranno guardare al cielo non come a un grande nemico dal quale scappare ma come il luogo verso il quale volare con coraggio! Osate! Vola solo chi osa farlo!
Ve lo auguro, ragazzi. Buona vita, e grazie!

aNdRe

QUOTATION: “Guardi prima a destra o a sinistra, quando attraversi la strada?” “Ma che domande: si guarda sempre prima a Sud!” Giuseppe…