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venerdì 25 ottobre 2013

SORRIDETE: IMPERATIVO (del) PRESENTE!

I santi sono coloro che riescono a sorridere, sempre. Non per ingenuità o per una fortuna sopra la media. E nemmeno perché le cose gli vanno sempre tutte bene. I santi riescono a sorridere sempre perché hanno un tesoro che alimenta la loro felicità. Un tesoro che “né ruggine” può consumare, “né ladro” può rubare. Un tesoro che rimane prezioso anche se le cose vanno tutte storte. Un tesoro al quale legano il loro cuore. 
In questi giorni, a scuola, una delle cose che mi fa più pensare è notare il numero di ragazzi che non riescono a sorridere. I motivi sono tanti, alcuni molti seri, altri più superficiali, ma in quelle classi con le quali c’è sicuramente più feeling, mi posso sempre permettere un sonoro rimprovero: guai a voi se perdete il sorriso! Sorridete! 
Oggi, venerdì 25 ottobre, ricordo due persone davvero speciali. Due persone diverse, un uomo e una donna, con vite diverse anche se simili: un prete e una suora, don Carlo e Ausilia. Entrambi non sono più in mezzo a noi. Entrambi hanno vissuto la loro vita per il Vangelo, per testimoniare la possibilità di una vita buona. Entrambi hanno cercato Dio tra gli uomini. Entrambi non hanno mai perso il sorriso. Entrambi sono santi. Il primo è già beato. La seconda lo è sempre stata. Perché chi porta nel suo nome l’impegno e il compito di aiutare gli altri (Ausilia da auxilium = aiuto) non può che essere beato, cioè felice. E non importa se in vita faceva sempre sorridere tutti e oggi ha fatto commuovere tutti, me compreso: sono felice, sorrido, perché ho voglia di essere più santo! 

 Grazie, don Carlo! Grazie, Ausilia!

venerdì 21 settembre 2012

IN PIEDI!

Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: "Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?". Gesù li udì e disse: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". 
Mt 9, 9-13


A Gesù non sembra interessare molto di ciò che c'è nel passato di quest'uomo che vede e subito chiama a seguirlo. Non giudica Matteo perché è un pubblicano o perché fa parte di una categoria sociale molto poco onesta. Coglie anzi l'occasione per cambiare la vita di Matteo. Gesù fa così: ti incontra e se decidi di lasciarti incontrare da lui, hai la vita cambiata, guarita! 
Ecco allora che la metafora del medico che non cura i sani, ma i malati, non solo fa tacere gli uominiperbene di quel tempo (e anche del nostro), ma toglie ogni scusa o paura a chiunque voglia finalmente migliorare la sua vita, a chi vuole riempire vuoti incolmabili, a chi vuole guarire ferite che sanguinano da tempo dentro l'anima. Gesù la vita la guarisce, la migliora, la cambia, la trasforma dal di dentro. Occorre una piccola dose di coraggio, che oggi, in Matteo, capiamo essere anche forza nelle gambe. Chi vuole cambiare la sua vita e seguire veramente Gesù deve alzarsi. 

Forza, in piedi! 

domenica 10 giugno 2012

SOLO PER DIRE...PAROLE DI GRATITUDINE

Ringraziamenti al termine della mia prima S.Messa a Lainate 

Carissimi, vi scrivo queste parole di ringraziamento, che al termine di questa Messa vorrei rivolgere a tutti e a ciascuno di voi in maniera particolare. 
Scrivo (e leggo) perché in questo momento riesco meglio così ad esprimere quello che ho dentro, quello che provo nel mio cuore: le emozioni, il giusto tremore che si ha quando la vita incontra qualcosa di grande e di vero, come il Signore Gesù.
Vorrei ringraziare davvero ciascuno di voi, fermandomi con ognuno a chiacchierare un po’, a comunicare, o forse in questo momento soltanto a “sussurrare” quello che sto vivendo. Ma capisco che risulta difficile farlo con tutti. Ho scelto allora di affidare tutti voi in questa Eucaristia, che è ringraziamento a Dio per il dono della vita di suo Figlio Gesù: lì, su quell’altare, c’è davvero posto per tutti perché nella mente e nel cuore del Padre buono che sta nei cieli c’è il desiderio di riunire tutti i suoi figli e le sue figlie accanto alla vita donata del Signore Gesù.
Tra di voi, però, ci sono alcune persone in particolare, che vorrei ricordare. Non me ne voglia chi non verrà chiamato o chi avrò, in questo momento così inteso, dimenticato. Siete comunque tutti nel mio cuore. 

Ringrazio per primi Mamma e Papà. 
Senza di loro e il loro amore non avrei ricevuto il dono della vita. Senza di loro e la loro fede non avrei ricevuto il dono del Battesimo, tanti anni fa, e non avrei avuto, forse, la possibilità di camminare seguendo il Signore Gesù. Senza di loro e la loro speranza e fiducia in me non avrei potuto fare nemmeno la metà delle cose che ho fatto: la loro vicinanza negli anni di Seminario, il loro interesse e la loro premura a farmi avere tutto ciò che mi serviva per ben camminare lungo il mio cammino.
Grazie, Mamma e Papà. Che Dio vi benedica!

Ringrazio il carissimo e amatissimo don Ernesto. 
Sembra superfluo dire “perché” ringraziare questo uomo, questo cristiano e questo prete. Chiunque conosca quest’uomo sa dire parole di bene su di lui e percepisce in lui qualcosa di veramente spirituale. Senza di lui non avrei ricevuto il Battesimo, proprio in questa chiesa, l’8 novembre del 1987. Senza di lui non avrei ricevuto per la prima volta la santa Comunione. Senza di lui non avrei professato solennemente la mia professione di fede da quattordicenne. Senza di lui non avrei indossato l’abito talare, il vestito che mi rendeva esteriormente di Gesù e che diceva a tutti il cammino che stavo facendo per diventare suo sacerdote. Grazie a lui, il giorno dell’ordinazione diaconale, ma anche e soprattutto ieri, mi sono potuto rivestire degli abiti sacerdotali, per celebrare quel grazie immenso che è l’Eucaristia. 
Grazie, don Ernesto, anche e soprattutto per la bella vita condivisa in questi anni, nelle chiacchierate informali, nei momenti di vacanza dal seminario, nella attenzione premurosa nei miei confronti. Grazie perché (mi permetto di darti del tu) mi hai voluto bene come un figlio, come tu fai con tutti noi da tanti anni. Grazie perché dopo tanti anni di messa sei ancora innamorato del tuo Maestro come fossi un prete novello. E grazie perché mi sei stato accanto nel giorno più bello della mia vita. 
Che Dio ti benedica! 

Ringrazio il carissimo e amato don Paolo. 
Grazie don Paolo. Per essere qui oggi a concelebrare con me, questa prima messa. Grazie perché senza di te, come ti ho sussurrato all’orecchio ieri mattina fuori dal Duomo, non sarei arrivato qui ad essere prete di Gesù. Mi hai dato fiducia quando ancora ero piccolo, mi hai ri-accolto in oratorio, come non mi fossi mai allontanato; mi hai dato fiducia, credendo in me, nelle mie capacità; mi hai illuminato con il tuo esempio e proprio il tuo esempio di instancabile annunciatore del Vangelo in mezzo a noi è stata l’immagine corrispondente al desiderio che portavo nel cuore da un po’ di tempo, da quando insieme, abbiamo percorso le vie di Perugia, sulle orme di Francesco. “Non la passerete liscia” diceva il libretto che avevi preparato per noi. Era vero! qualcuno di noi... io, non l’ho passata liscia. Ho deciso di prendere sul serio quel desiderio che il Signore aveva messo nel mio cuore e di guardare e imitare l’esempio che mi davi. Grazie perché mi hai accompagnato in tutti questi anni. Grazie per il dono della vita a noi giovani e ragazzi di Lainate per gli undici anni che sei rimasto con noi. 
Che Dio ti benedica! 

Ringrazio i preti giovani di questa comunità: don David, don Gabriele, che hanno preso il testimone dei loro predecessori e stanno guidando la nostra comunità cristiana verso ciò che la Chiesa di Milano chiede alle parrocchie: un lavoro di comunione e di corresponsabilità. Grazie don David e don Gabriele per l’affetto e la vicinanza che avete avuto soprattutto in questo ultimo anno, per me. Grazie per tutto quello che avete preparato e fatto per questa festa di prima messa. Grazie perché donate ai piccoli e ai giovani delle nostre comunità la vostra giovane vita di preti innamorati di Gesù.
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio don Vittorino, mio nuovo parroco, che mi ha accolto come un padre a Brugherio e insieme condivide con me la vita e la passione di annunciare il vangelo ai tanti fratelli e sorelle che il Signore ci ha affidato. Che Dio ti benedica, don Vittorino, e benedica la nostra missione a Brugherio! 

Ringrazio i preti che hanno voluto concelebrare con me questa mia prima santa messa. A titolo diverso ho motivo per dirvi grazie, perché ci siete stati, ci siete e spero ancora sarete. Aiutatemi, con la bontà della vostra amicizia a diventare un prete-prete. 
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio i preti che in questi anni ho incontrato per diversi motivi sul mio cammino, coloro che mi hanno accompagnato nel servizio pastorale nelle loro parrocchie e chi ora mi accoglierà da prete. 

Ringrazio le nostre care e amate suore, di oggi e di ieri.
Grazie a voi, perché come per tutti noi, mi siete state sorelle, madri e amiche! Sempre vicine nella preghiera e nella vita. Grazie perché ci siete anche oggi. Pregate sempre per me!
Che Dio vi benedica! 

Grazie a tutti i miei parenti che con me condividono questa indicibile gioia: i nonni, preziosi come l’oro!, gli zii, le mie cugine, i miei tanti prozii e persone vicine alla mia famiglia. Sempre, ma soprattutto in questi ultimi mesi, ho sentito la vostra presenza sostenere il mio cammino. Spero di poter contare ancora e sempre su di voi.
Che Dio vi benedica!

Ringrazio con tanta commozione e gratitudine chi, oltre ai miei genitori e ai miei preti, mi ha insegnato la bella e seria arte della vita: i miei insegnanti. Che bello e che commozione vedervi qui in tanti: Simonetta, amata e dolce maestra all’asilo, Nadia e Annamaria, maestre-mamme delle scuole elementari (mamme, perché prima di uscire da scuola, ogni giorno vi fermavate sulla porta della scuola per dare a tutti noi un bacino e noi facevamo la gara per darvi il nostro bacino!); e voi, carissimi e amati professori del liceo Grassi, che mi avete aperto la mente e il cuore negli anni delle superiori, che in maniera diversa avete portato con me tanta pazienza (soprattutto nelle materie scientifiche) e mi avete aiutato a crescere. Se sono qui oggi, è anche grazie a ciascuno di voi, perché mi avete preso per mano quando ancora non sapevo camminare e mi avete, a poco a poco, insegnato a volare.
Che Dio vi benedica! 

Un grazie particolare ai compagni di scuola che hanno condiviso con me tante gioie, fatiche e che oggi sono qui con me! Grazie per l’amicizia che mi avete donato e continuate a donarmi. 
Che Dio vi benedica! 

Grazie a voi speciali amici dell’87. 
Con voi, forse, non ho bisogno di aggiungere descrizioni. So tutto il bene che mi volete e voi il bene che vi voglio. Vi ringrazio per tutto quello che insieme abbiamo condiviso: la gioia di diventare uomini e donne; i pianti di quando due di noi, Stefano e Mirko, hanno lasciato questa nostra terra per andare ad abitare in cielo insieme agli angeli; l’impegno nelle cose di sempre che ci hanno fatto diventare grandi. Grazie per l’impegno che avete messo nel preparare questa mia e nostra festa.
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio i tanti giovani e ragazzi che in questi anni di Seminario ho potuto incontrare e conoscere grazie al Signore Gesù e che oggi hanno voluto essere presenti. Voi sapete chi siete e vi vedo qui oggi. Grazie, perché abbiamo condiviso la vita proprio grazie al Signore che ci ha fatto incontrare. 

Grazie a tutti i giovani, i ragazzi, i bambini dell’Oratorio san Giovanni Bosco. I miei catechisti, chi con me ha condiviso i diversi compiti negli anni scorsi. 

Ringrazio il Seminario e i suoi educatori, che mi hanno accolto come a casa per tanti anni, prendendosi cura della mia vocazione e aiutandomi a dare compimento a quanto il Signore mi chiedeva. 

Ringrazio i miei amici preti, coloro che prima di me hanno detto il loro eccomi e sono davanti a me come un faro che illumina il cammino. 

Grazie agli amici seminaristi che hanno voluto essere presenti con me e noi tutti. Con me avete portato molta pazienza e mi siete sempre stati fratelli. Spero, con la mia gioia, di testimoniarvi la bellezza di questo cammino che a voi chiede, in maniera diversa, ancora alcuni passi. Che Dio vi benedica e vi conduca a vivere la stessa gioia che provo in questo momento!

Grazie agli amici di Brugherio: belle vite che il Signore mi ha affidato perché parlassi loro di lui e a Lui di loro. Con voi ora, inizia la mia missione di prete. Aiutatemi a rimanere sempre me stesso, ad innamorarmi sempre più del Signore Gesù e a non avere paura di darvi sempre la vita, fino alla fine.
Che Dio ci benedica! 

Grazie a voi tutti, che siete venuti qui, oggi. Avete voluto condividere con me questa mia grande gioia. Con voi tutti mi sento in debito: di gratitudine, di preghiera, di vita. Spero di riuscire, con il dono della mia vita, con la preghiera e con l’affetto che provo per voi, a poter colmare almeno in parte la differenza che c’è tra il tanto bene che mi volete e quello che ne provo io per voi. 
Grazie e che Dio vi benedica tutti! 

Vorrei concludere queste mie parole, invitandovi a fare una cosa che a me piace molto: cantare per Gesù! Ho scelto un canto, come ringraziamento per questa prima messa, a me molto caro: “Niente vale di più”. E’ il canto che noi ragazzi dell’87 abbiamo scelto per la nostra Professione di Fede, nel 2001. Lo affido a ciascuno di voi, come canto, come preghiera, come meditazione. 

Forse - anzi ne sono certo - tra di noi c’è qualcuno o qualcuna che ha bisogno di queste parole, come io ne ho avuto bisogno tanto tempo fa. Come ieri ha fatto l’arcivescovo Angelo invito tutti voi, giovani e ragazzi, a non avere paura della vostra vocazione, sia essa a costruire una bella famiglia o a seguire il Signore nella vita da preti o da religiosi consacrati. Davvero Dio non toglie nulla e dona tutto. E non è retorica: penso e spero di avervi testimoniato la bellezza di una vita vissuta, di una pace donata, di un amare tutti e fino alla fine, così come ci ha insegnato Gesù. 

Grazie!
Vi voglio bene. 
E che Dio vi benedica!

giovedì 3 maggio 2012

"NON LA PASSERETE LISCIA!"

Nei giorni scorsi si è finalmente concretizzato un desiderio che portavo nel cuore da tanto tempo: portare i ragazzi che il Signore mi ha affidato in uno dei luoghi che più ha segnato la mia vita e, in qualche modo, l’ha cambiata per sempre. Ho chiesto a loro, mesi fa, la disponibilità a visitare la città di Perugia, seguendo alcune orme, non tanto note, del santo di Assisi, il frate Francesco, poverello amico di passeri e lupi e di sorella nostra Povertà. Alcuni hanno risposto all’invito e siamo così partiti per capire in che modo complicarci un po’ l’unico ponte di vacanza nel calendario scolastico di quest’anno. Sono tornato insieme a loro dopo esserci stato dieci anni fa, quando avevo la loro stessa età, quando provavo le loro stesse sensazioni, quando mi divertivo nello stesso modo in cui si divertono loro, quando avevo le stesse paure, gli stessi sogni, la stessa voglia di essere felice. Li ho accompagnati, aiutato dalla preziosissima presenza dei loro educatori, sulle strade della celebre Gubbio, la città in cui il lupo è diventato più mansueto di un agnello, a scoprire la bellezza di alcune vite spese unicamente per l’unica cosa che conta, Dio. Vite abbondantemente donate a Lui, quasi “sprecate”, come l’olio di nardo contenuto in quel prezioso vasetto di alabastro, che l’amore di una donna non ha esitato a infrangere per onorare l’uomo da lei amato. Donne che da anni vivono un po’ nascoste dal mondo per cercare nel silenzio e nella meditazione l’Amore e la Luce che vengono solo da Dio. Amore e Luce che uscivano dai loro occhi e che hanno illuminato per più di un’ora quei ragazzi un po’ stanchi da un viaggio iniziato quando ancora il sole non era sorto. Amore e Luce che li ha resi un po’ più belli. Perché l’Amore e la Luce che vengono da Dio, se respirati anche solo per un istante, donano la bellezza del cuore e anche del volto. Non lo dico io, che posso essere di parte nei loro confronti. Lo hanno detto proprio loro, queste due piccole sorelle del Signore, che vivono alla maniera di santa Chiara. Lo hanno detto anche quelle gentili persone che hanno cucinato per noi e quelle che ci hanno ospitato presso un monastero, in cima a un ripido monte. Lo ha detto anche un semplice e anziano fraticello, che seppur non proprio intonato, ha saputo ricordaci che “son più pericolosi i lupi a due gambe di quelli a quattro”. E, di questa bellezza che li ha un po’ cambiati, se ne sono accorti anche loro. Li ho visti attenti, anche a tarda sera, dopo una giornata davvero faticosa, quando due frati li hanno provocati a riflettere su quanta dignità ha la loro vita: “tu sei un re!”, “tu sei una regina!”, non si spreca la vita di un re o di una regina, ma si farà di tutto per renderla preziosamente bella e piena! 
Non so cosa abbiano ritenuto più importante in quei tre giorni. A vederli più belli, più buoni, più veri mi sono commosso e ho potuto dire grazie a quel cielo, che ancora una volta, dopo dieci anni, mi ha riempito la vita di doni, anche inaspettati e un po’ casuali. Ma se è vero - come è vero - che il caso non esiste, il nostro grazie sale ancora una volta a quell’Amore che dal cielo continua a riempirci la vita di gioia.



Grazie, Perugia! 
Grazie, ragazzi!  
E grazie a te, frate Francesco!


sabato 24 settembre 2011

VIGILIA


Forse è una leggerezza che arriva dalla libertà di scegliere cosa fare della vita che mi hanno regalato.
Forse è accorgersi che quella cosa che aspetto da dieci anni, ora, finalmente, sta arrivando.
Forse è vedere mamma e papà così emozionati.
Forse è una mano forte, quella mano a cui mi sono sempre aggrappato e affidato, che ora più che mai mi sostiene.
Forse è l'accompagnamento di tanti sorrisi e preghiere, che non manca di rendermi forte.
Forse sono gli amici, che continuano ad esserci: quelli in carne ed ossa e quelli non proprio a me prossimi. 
Forse è capire, ancora una volta in ritardo, quanto sia vero il Vangelo. 
Forse è scoprire la bellezza del sentirsi cercati, amati e perdonati da Qualcuno di veramente grande.
Forse è la bellezza del per-donare "a gratis", senza avere nulla in cambio. 
Forse è la bellezza di quegli uomini straordinari, che sono i santi, che con la loro vita piena mi hanno sempre commosso e hanno suscitato in me il desiderio di imitarli (raro caso in cui copiare è lecito e consigliato!).
Forse ogni cosa parla della bellezza di una vita così, spesa, donata, regalata.
Forse ogni cosa è illuminata dalla Luce. E noi cercheremo di farla brillare il più possibile.

"Cosa fai nella vita?"
"La regalo agli altri".

Sì, son proprio felice! 


sabato 11 giugno 2011

FIORI D'ARANCIO e STOLE ROSSE


Il post porta la data di sabato 11 giugno. Di fatto, per me che scrivo, è ancora venerdì. Tra poche ore parteciperò a due eventi abbastanza strani, oramai (ossia al giorno d’oggi) molto abbastanza rari. Un matrimonio e un’ordinazione. Entrambi prevedono una celebrazione. Entrambi chiedono un “si” che dura per sempre. Per sempre!
Il matrimonio è di una mia compagna di classe del liceo. Speravo di poter essere il primo a “sistemarmi”. Invece, con granderrima gioia, le lascio il primato. È strano però pensare che, domattina, lei e il suo lui uniranno le loro vite e inizieranno qualcosa di incredibilmente nuovo. L’amore li farà nascere di nuovo. L'amore fa sempre nascere di nuovo!
L’ordinazione è di 17 miei amici, che, finalmente, coroneranno il loro sogno diventando preti. Per questi l’emozione è ancora più forte. Perché poi, la prossima volta, toccherebbe a me…
È probabile che di questi eventi torni a scrivere.
Dopo averli compresi. Dopo averli vissuti.

Tanti auguri e.. basta! :)

sabato 4 giugno 2011

SEMAFORO VERDE

Vi vorrei pregare di avere la pazienza verso quanto non è ancora risolto nel vostro cuore, e tentare di aver care le domande stesse come stanze serrate e libri scritti in una lingua molto straniera. Non cercate ora le risposte che non possono esservi date,
perché non le potreste vivere.
E di questo si tratta, di vivere tutto. Vivete ora le domande.


Lettere a un giovane poeta, R. M. Rilke



Anticipando l’uscita dall’autostrada a un paio di città prima della mia, mi è capitato di assistere a una scena davvero squisita.
Ero fermo a un semaforo (lungo…, lungo…, lungo… ) di quel paese quando sul marciapiede son sbucati un nonno che teneva per mano il suo nipot-ino. Bamb-ino ai primi passi.
Ritengo - ma dannatamente non riesco a ricordarla - che sia una delle esperienze più belle della vita: incominciare a camminare. Penso - mi si corregga - paragonabile al giorno in cui si impara a nuotare o, pensiero surreale, se avessimo la possibilità di volare, il giorno in cui riuscissimo a staccarci da terra. Chi non proverebbe un’euforia incontenibile il giorno in cui riuscisse in un’impresa di questa portata?
Immagino che un bamb-ino provi lo stesso, nel distaccarsi dalla gattonata che lo lega alla terra, mani e ginocchia. L’euforia di staccarsi da ciò che c’è prima, che continua a spingerti in avanti consapevole di possibili cadute e ferite, si chiama «diventare grandi».
Torniamo a quei due. Il pupo trotterellava tutto contento, tirando la mano del nonno, un po’ curvo in avanti. Ad un certo punto i due si staccano. Il primo procede, “sicuro” sulle sue zampette, il secondo si ferma e si siede sul bordo di un’aiuola (quanto è bello scrivere la parola “aiuola” e sapere che non è solo un’invenzione della maestra delle elementari, che t’insegna il suo plurale come una delle poche forme contenenti tutte le vocali, ma che esiste veramente e la si può usare!). Qualcosa deve essere successo tra i due. Il bamb-ino, dopo qualche secondo di distacco, si accorge che qualcosa non va. La sua mano sicura, il suo sostegno, il suo nonno non cammina più accanto a lui. E adesso lui – the baby – è un po’ soletto, lì, in piedi ad aspettare il suggerimento per la prossima mossa, la risposta a quella domanda che non riesce ancora ad esprimere a parole, perché le parole non le ha ancora imparate tutte.
“Ehi, nonno! Su, forza! In piedi! C’è un mondo intero che voglio incontrare. Se tu te ne stai lì seduto, io come faccio a diventare come te? Devo sedermi anche io?”.
La faccia stanca del nonno sembrava chiedere pietà al piccolo, il quale, dopo aver piegato la testa di lato, quasi a disegnare un punto di domanda, si è rassegnato sedendosi accanto a lui.

Quello dietro di me, evidentemente, non aveva digerito il pranzo. Così mi son beccato un po’ di clacsonate e qualche insulto che son riuscito a decifrare dallo specchietto retrovisore.
Verde. A casa.



QUOTATION: “Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre”, J. Gaarder in C'è nessuno?

mercoledì 9 febbraio 2011

AVANTI TUTTA!


“xk vuoi diventare prete?
dopo tutta questa strada!
non ti potrai sposare
Fidanzare
Figa fai il serio”

Un ragazzo di 15 anni, da poco conosciuto, mi ha scritto queste parole. Prima di pubblicarle gli ho chiesto il permesso. E lui me lo ha accordato.
Non in molti comprendono il passo che, da qui a qualche mese, dovrebbe arrivare a una scelta. A dire la verità pensavo che le incomprensioni da parte del mondo potessero essere maggiori. Parlavano di insulti sulla metro, di gente che si “toccava” in parti cosìdette “porta fortuna”, di bestemmie da parte di sconosciuti… . O sono sbadato io, oppure non ho mai incontrato nessuna di queste persone. Ho trovato invece molta curiosità. Sì, a volte qualcuno ti guarda con un po’ di insistenza. Forse non te lo aspetti tutti i giorni di trovare sulla carrozza del treno uno vestito da prete. Ma nessuno mi ha mai trattato male.
La domanda di quel ragazzo me la pongo tutti i giorni. Non c’è nulla di scontato o banale in quella domanda, perché la risposta è tutt’altro che banale e scontata. Occorre ripetersi ogni giorno quella domanda per provare ad avvicinarsi sempre di più a una risposta. È una domanda che assomiglia tanto a quel “ma chi te lo fa fare?” che tanti altri mi chiedono. In genere me lo chiedo anche io alla fine della sera. Come esame di coscienza uso un murales. Sì, sarò matto, me lo dicono in tanti (e quelli che non me lo dicono o non lo pensano o non mi “sorridono” più), ma quella scritta mi aiuta ogni sera a fare il punto della situazione.
“Alla fine della sera l’importante è avere amato...” mi chiede ogni volta di guardare ad ogni occasione persa per poterlo fare, mi chiede di capire se veramente so amare, se le decisioni, le parole, i gesti che compio sono quelli giusti. Se in quella giornata ho imparato veramente ad amare guardando all’Unico che può insegnarmi a farlo sul serio. Ogni giorno tante sorprese, ma forse è anche questo che rende bella la vita.
Oggi c’è anche un’altra cosa che rende bella la mia giornata.
Si chiama Benedetta.
Benvenuta!