lunedì 13 agosto 2012

SICILIA: "UNA DONNA VESTITA ALLA ROVESCIA"


Mesi fa decisi che era arrivato il momento di visitare la Sicilia. Una terra lontana, un'isola lontana, della quale tanti parlavano, ma che rimaneva per me sempre come qualcosa di misterioso, qualcosa di in-credibile. Come non fosse neppure Italia. Ho avuto la possibilità -e l'ho colta al volo- di organizzare un viaggio in quella lontana isola, così particolare, così diversa, e l'ho organizzato, così come volevo io. Ingredienti del viaggio: la semplicità, il desiderio di incontrare testimoni, il desiderio di incontrare qualcuno che ci parlasse di come si vive laggiù. Volevo portare alcuni di quei ragazzi che il Cielo mi ha affidato e ce l'ho fatta. Siamo partiti, per dieci giorni. Non saprei come definire quei dieci giorni da poco conclusi. La parola vacanza non mi piace molto, sa di vuoto. E' appunto una "vacanza", qualcosa da riempire con qualcos'altro. Invece questi dieci giorni siciliani sono stati tutto fuorché vuoti. Sono stati giorni in cui la gente che abbiamo incontrato, i luoghi che abbiamo visitato, le storie che abbiamo ascoltato, ci hanno fatto cambiare idea su tutto e ci hanno fatto innamorare di lei, di questa terra in cui tutto è illuminato dalla luce del sole (o almeno così, il cuore puro dei suoi abitanti, vorrebbe che fosse).

A Palermo gli autobus passano ad orari sregolati, dall'ora in cui l'autista decide di partire. Ma se hai bisogno, quello stesso autista è disposto a fermare il suo veicolo in mezzo a un viale, pur di aiutarti. La gente per strada se ti vede in difficoltà o accaldato ti apre le porte di casa, ti fa accomodare, offrendoti acqua fresca e il refrigerio garantito da un semplice ventilatore. Se hai bisogno di spostarti da qualche parte (senza usare i mezzi pubblici) si fanno in quattro per aiutarti e magari ti offrono anche qualcosa di veramente buono da mangiare. Se tra di loro ci sono alcuni giovani che non hanno voglia di andare a scuola è vero anche che molti son disposti a studiare tutta estate, frequentando corsi privati che preparano liceali appena maturati alle terribili (quanto ridicole) prove di ammissione delle facoltà universitarie di tutta Italia: ragazzi che in pieno agosto vanno a scuola, quando fuori ci sono 44°C e la maggior parte delle persone stanno "a mmare" (con due m). E' vero, per strada c'è tanta, tanta spazzatura, ammucchiata dentro-sopra-sotto i cassonetti. Ma se è riversata in strada è perché qualche furbotto ha deciso di incendiare le discariche palermitane, oltre a centinaia di ettari sulle montagne e nei campi attorno alla città. Forse qualcuno preferisce vivere nell'immondizia e distruggere tutta la bellezza che questa terra conserva nella sua naturale interiorità con fiamme e incendi. La sciocca e miope parte dell'umanità.

Di questa terra mi son portato a casa le storie e gli incontri con le persone. 
Le storie. Son quasi tutte storie di eroi. Eroi famosi e meno conosciuti. Gente che ama o ha amato la Sicilia e che si è resa conto che l'atroce piaga della mafia, come un virus, ha certamente la capacità di infettare e far soffrire tutto il corpo, tutta l'Italia. E quindi anche noi. 
Delle persone incontrate potrei solo fare un elenco: Nino l'autista, che ci ha salvato la vita almeno una volta al giorno; Gaetano il ricercatore, incontrato per caso al tavolo di una gelateria, ci ha narrato in rima storie senza luoghi e senza tempo; don Nicola, un prete come tanti, che ci ha aperto gli occhi alla bellezza di Monreale; la dott.sa Torregrossa, di professione scrittrice, che ha voluto regalarci un pomeriggio a casa sua e (ne sono certo) la sua cara amicizia per il futuro; i salesiani di "Gesù Adolescente": don Raimondo, don Luigi, don Francesco, preti-animatori-insegnanti-amici; i ragazzi della Gioventù Salesiana e dell'Oratorio salesiano: ci hanno accolto come gente di casa, insegnandoci che, alle cose pratiche di cui abbiamo bisogno, forse è sempre meglio preferire le persone che incontriamo e con le quali è sempre bello "ggiocare" (anche per questa doppia iniziale!).
E tanti tanti tanti altri.





Pubblico alcune foto. Rappresentano le persone che abbiamo incontrato, 
in un modo o nell'altro, in questa bella terra chiamata Sicilia, 
che a quanto pare, sembra essere veramente 
"una donna vestita alla rovescia"!


mercoledì 8 agosto 2012

SOGNI IN CORRIERA



Quando un autobus arriva molto in ritardo si può perdere facilmente la pazienza. Per tornare a casa con i mezzi pubblici, in una città medio grande come Palermo, dal centro a poco più fuori, ci si può impiegare anche due ore e mezzo. Il tempo necessario a un aereo per la tratta Milano-Palermo andata e ritorno.  

Quando arriva in ritardo un sogno, il sogno di un giusto, di uomo libero, di un eroe, allora non solo ci si può arrabbiare, ma l'indignazione mista a quel sentimento che sa di "non capisco come sia possibile" prende tutti i pensieri e suggerisce -forse- troppo facili soluzioni, soprattutto a chi, come me, viene da molto, forse troppo, lontano. 

Ma un sogno è un sogno. E quando un sogno non si realizza si è sempre un po' tristi.


"Forse la vittoria arriverà prima del duemila"
Era il suo sogno.

Coraggio, Sicilia! 
Coraggio, Italia! 

lunedì 23 luglio 2012

GIORNI DI VOLO



Come sempre: far partire la musica e poi iniziare a leggere.



Tante cose. Tante tante tante cose. Tra questa "tantità" la maggior parte son gioie: mie, altrui, nostre. Ci sono anche fatiche, dolori da accogliere, confidenze da raccogliere, sensi di colpa da allontanare, errori, sbagli, peccati da perdonare. È una grazia continua. Una grande fortuna, come direbbe il mondo, con un certo senso di casualità. Ma noi, al caso, non crediamo. Crediamo all'amore. E l'amore non è mai un caso!

Tra queste tante cose e parole che passano e ci formano (perché ci danno la loro bella forma quando queste cose e parole sono cose e parole buone) ci sono alcune che tornano come poesie, come racconti, come storie ascoltate da bambini e che ora non sembrano più tanto banali.
È il racconto che parla di gatti e di gabbiani. Gatti dal cuore grande e gabbiani dalle forti ali: il modello da imitare per volare alto nella vita e non accontentarsi di sguazzare nella mediocrità di fango e fogne.
È la storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.
Quando lessi per la prima volta questo libro, alla fine piansi, per la bellezza, per il coinvolgimento, per la verità di quelle parole scritte da un poeta che come tutti i poeti ha voluto raccontare la realtà creando un mondo tutto suo. Poi quel libro lo abbiamo fatto diventare l'esperienza da proporre a bambini e ragazzi in vacanza per qualche giorno tra i monti.
Ora, a distanza di qualche giorno da queste settimane di vacanza, quel racconto-poesia è diventato vero, nei ringraziamenti, nei ricordi, nelle lacrime di gioia delle cose belle vissute insieme. Ora il magone e la nostalgia di mamma e papà si sono trasformati nella voglia di volare, sempre e solo alto, ricordando che per volare bisogna sì avere le ali, avere un "gatto" che ci insegni a librarci nell'aria e tanti amici che ci diano fiducia, ma occorre soprattutto una grande dose di coraggio che ci permetta di osare. 
In questi giorni di campeggio solo chi ha osato "guardare il cielo con i piedi per terra" è riuscito a volare. Anche se è partito con le ali un po' ammaccate, con qualche peso di troppo o senza voglia di spiccare il volo. Bambini ed animatori.
Vola solo chi osa farlo!

Noi abbiamo osato...

...e ora siamo davvero belli! 

domenica 10 giugno 2012

VI DONO CIO' DI CUI IO VIVO



Di fronte a tanta bellezza..., di fronte a un amore così grande..., di fronte a un dono così pieno di luce e di bontà, forse bisognerebbe stare soltanto in silenzio. Davanti al Corpo del Signore Gesù che offre la sua vita per me, per noi, per tutti, c’è da stupirsi, c’è da rimanere a bocca aperta, come fanno i bambini quando si meravigliano. Questo si dovrebbe fare quando ci si trova davanti al Signore per adorare il suo corpo: stupirsi, meravigliarsi, rimanere anche a bocca aperta; occhi fissi, sgranati, innamorati di Lui. 
Innamorati! Perché davanti a un Dio così, davanti al Corpo di un Dio che è fatto di Luce e di Amore bisogna essere innamorati di Lui! E gli innamorati, quando stanno l’uno di fronte all’altra non hanno bisogno di parole per esprimere quello che provano nel profondo del loro cuore. 

Stiamo compiendo un’azione liturgica che ci mette tutti di fronte al dono più grande, al regalo più prezioso che gli uomini potessero mai ricevere: la vita di Dio. Una vita che ci viene donata affinché noi tutti possiamo continuare ad avere vita, una vita fatta non solo di cose naturali, di respiri, di movimenti, di nutrimenti, di pianti o di risate, ma una vita fatta di libertà, di gioia vera: insomma la vita eterna di cui tante volte il Vangelo ci parla. 
Fare la processione eucaristica, fare l’adorazione eucaristica ci porta a continuare quell’azione semplice e buona, santa e bella che è la celebrazione dell’Eucaristia, quello stupendo e magnifico modo che Gesù si è inventato per essere sempre con noi, per permettere ai suoi migliori amici di avere salva la vita, per permettere anche a noi di partecipare di quel dono grande in un po’ di pane e un po’ di vino! 

Torniamo con il cuore e con il pensiero alla celebrazione eucaristica, alla Messa, che per me quest’oggi si carica di un significato tutto particolare: la prima ed emozionante volta in cui quel poco di pane e quel poco di vino sono diventati il corpo e il sangue del Figlio di Dio nelle mie mani. 
Questo per me oggi è il miracolo più grande: il fatto che Gesù si fidi di me e delle mie mani per poter arrivare a tutti come strumento di salvezza. Da ieri ciò che passa attraverso queste mie mani può diventare prezioso come lo è il corpo e il sangue di Gesù. Perché è dalle mani del prete che scaturisce l’Eucaristia. E’ da queste mani consacrate con l’olio santo del Crisma che viene la forza umile e vera dello Spirito santo, che trasforma la specie del pane nella carne del Salvatore e la specie del vino nel sangue del Signore Gesù. 

Sono questi, insieme ad altri pensieri innamorati di Gesù, che mi hanno portato a scegliere quella frase di S.Agostino per l’immaginetta ricordo della mia ordinazione. 
Penso che in queste parole ci stia dentro tutta l’emozione che vivo nell’essere diventato prete, ma anche la grande e bella responsabilità che da oggi e per sempre mi aspetta: quella di donare sempre e a tutti ciò di cui io stesso vivo.
Agostino parla di un pasto da offrire ai nostri poveri e indica la strada della condivisione, del sentire umano. Un prete non può non condividere la sua vita con i suoi poveri, con quella gente che è povera di qualcosa di indispensabile per vivere. Perché questi sono i poveri: non solo chi non possiede soldi e vive in difficoltà economiche, ma anche coloro i quali mancano di qualche aspetto fondamentale della vita: c’è chi è senza lavoro, c’è chi è senza casa, chi è senza l’affetto di una famiglia, chi è senza la comprensione di una persona cara, c’è chi ha visto il suo matrimonio rovinarsi sempre di più fino ad arrivare alla drammatica decisione della separazione. C’è chi ha perso un figlio, chi ha perso un amico... . 
Potremmo continuare a lungo e cercare tutte quelle mancanze che fanno di un uomo un povero. Ma ci bastano questi esempi per renderci conto che ciascuno di noi può essere un povero bisognoso di un pasto donato, bisognoso di condividere il “sentire umano”. 
Mi sono chiesto che cosa volesse dire S.Agostino con l’espressione “sentire umano” e perché dica che questo sentire umano va condiviso con i nostri poveri. Mi sono poi guardato intorno, ho aperto un giornale leggendo le prime notizie, ho teso l’orecchio camminando per strada e dentro a qualche centro commerciale e ho capito che noi, uomini e donne, giovani, ragazzi e anziani del 2012 abbiamo oggi più che mai bisogno di condividere un po’ di vera umanità, abbiamo bisogno di sentirci normali, anche con i nostri limiti e difetti; abbiamo bisogno di sapere che chi ci cammina accanto non è qualcuno che ci vuole togliere la vita, ma un fratello o una sorella con i quali ci si può anche fermare a parlare come amici, anche se non ci si conosce. Noi tutti, poveri del 2012, abbiamo bisogno di ricevere un po’ della vita degli altri, di sentirla vicino alla nostra, pronta a donarci qualcosa di grande, in aiuto al nostro grande bisogno di felicità. 
Un prete, forse un po’ più di altri, dovrebbe fare questo. Anche se non dovesse riuscire, come dice Agostino, a nutrire tutti con del pane materiale e visibile, anche se non riesce ad arrivare sempre da tutti e dappertutto, forse il prete è veramente prete quando compie con fede e amore quell’azione per lui indispensabile, quel gesto che tutti i giorni lo tiene in vita, perché è da quel gesto che il prete trae fuori la sua vita: celebrare l’Amore di Dio nell’Eucaristia. 
Ecco ciò che vi dono, dice Agostino, ecco ciò che vi dono vi direbbe ogni prete innamorato di Gesù; ecco ciò che vi dono, dico io, in questo giorno di grazia per me immeritata: ciò di cui io vivo è il tesoro del Signore, sono le vivande di quel Padre buono che sta nei cieli, che da ricco che era del suo essere Dio ha voluto farsi povero per noi, povero come noi, povero come noi tutti poveri del 2000. E quel Padre buono che sta nei cieli si è fatto povero per noi in Gesù, in quel pezzo di pane che ci fa stare ora in silenzio e innamorati davanti a Lui, perché noi, poveri, diventassimo ricchi della sua povertà. 

Concludo, con le parole di uno scrittore, che ad un certo punto si è accorto che non c’era nulla di più prezioso dell’Eucaristia per lui nella sua vita: 
Sulla terra, su questa nostra cara, amata terra, non c’è niente di più bello dell’Eucaristia. 
Chi non ci crede o ci crede poco non sa quello che si perde: la vita tutta intera!”.


SOLO PER DIRE...PAROLE DI GRATITUDINE

Ringraziamenti al termine della mia prima S.Messa a Lainate 

Carissimi, vi scrivo queste parole di ringraziamento, che al termine di questa Messa vorrei rivolgere a tutti e a ciascuno di voi in maniera particolare. 
Scrivo (e leggo) perché in questo momento riesco meglio così ad esprimere quello che ho dentro, quello che provo nel mio cuore: le emozioni, il giusto tremore che si ha quando la vita incontra qualcosa di grande e di vero, come il Signore Gesù.
Vorrei ringraziare davvero ciascuno di voi, fermandomi con ognuno a chiacchierare un po’, a comunicare, o forse in questo momento soltanto a “sussurrare” quello che sto vivendo. Ma capisco che risulta difficile farlo con tutti. Ho scelto allora di affidare tutti voi in questa Eucaristia, che è ringraziamento a Dio per il dono della vita di suo Figlio Gesù: lì, su quell’altare, c’è davvero posto per tutti perché nella mente e nel cuore del Padre buono che sta nei cieli c’è il desiderio di riunire tutti i suoi figli e le sue figlie accanto alla vita donata del Signore Gesù.
Tra di voi, però, ci sono alcune persone in particolare, che vorrei ricordare. Non me ne voglia chi non verrà chiamato o chi avrò, in questo momento così inteso, dimenticato. Siete comunque tutti nel mio cuore. 

Ringrazio per primi Mamma e Papà. 
Senza di loro e il loro amore non avrei ricevuto il dono della vita. Senza di loro e la loro fede non avrei ricevuto il dono del Battesimo, tanti anni fa, e non avrei avuto, forse, la possibilità di camminare seguendo il Signore Gesù. Senza di loro e la loro speranza e fiducia in me non avrei potuto fare nemmeno la metà delle cose che ho fatto: la loro vicinanza negli anni di Seminario, il loro interesse e la loro premura a farmi avere tutto ciò che mi serviva per ben camminare lungo il mio cammino.
Grazie, Mamma e Papà. Che Dio vi benedica!

Ringrazio il carissimo e amatissimo don Ernesto. 
Sembra superfluo dire “perché” ringraziare questo uomo, questo cristiano e questo prete. Chiunque conosca quest’uomo sa dire parole di bene su di lui e percepisce in lui qualcosa di veramente spirituale. Senza di lui non avrei ricevuto il Battesimo, proprio in questa chiesa, l’8 novembre del 1987. Senza di lui non avrei ricevuto per la prima volta la santa Comunione. Senza di lui non avrei professato solennemente la mia professione di fede da quattordicenne. Senza di lui non avrei indossato l’abito talare, il vestito che mi rendeva esteriormente di Gesù e che diceva a tutti il cammino che stavo facendo per diventare suo sacerdote. Grazie a lui, il giorno dell’ordinazione diaconale, ma anche e soprattutto ieri, mi sono potuto rivestire degli abiti sacerdotali, per celebrare quel grazie immenso che è l’Eucaristia. 
Grazie, don Ernesto, anche e soprattutto per la bella vita condivisa in questi anni, nelle chiacchierate informali, nei momenti di vacanza dal seminario, nella attenzione premurosa nei miei confronti. Grazie perché (mi permetto di darti del tu) mi hai voluto bene come un figlio, come tu fai con tutti noi da tanti anni. Grazie perché dopo tanti anni di messa sei ancora innamorato del tuo Maestro come fossi un prete novello. E grazie perché mi sei stato accanto nel giorno più bello della mia vita. 
Che Dio ti benedica! 

Ringrazio il carissimo e amato don Paolo. 
Grazie don Paolo. Per essere qui oggi a concelebrare con me, questa prima messa. Grazie perché senza di te, come ti ho sussurrato all’orecchio ieri mattina fuori dal Duomo, non sarei arrivato qui ad essere prete di Gesù. Mi hai dato fiducia quando ancora ero piccolo, mi hai ri-accolto in oratorio, come non mi fossi mai allontanato; mi hai dato fiducia, credendo in me, nelle mie capacità; mi hai illuminato con il tuo esempio e proprio il tuo esempio di instancabile annunciatore del Vangelo in mezzo a noi è stata l’immagine corrispondente al desiderio che portavo nel cuore da un po’ di tempo, da quando insieme, abbiamo percorso le vie di Perugia, sulle orme di Francesco. “Non la passerete liscia” diceva il libretto che avevi preparato per noi. Era vero! qualcuno di noi... io, non l’ho passata liscia. Ho deciso di prendere sul serio quel desiderio che il Signore aveva messo nel mio cuore e di guardare e imitare l’esempio che mi davi. Grazie perché mi hai accompagnato in tutti questi anni. Grazie per il dono della vita a noi giovani e ragazzi di Lainate per gli undici anni che sei rimasto con noi. 
Che Dio ti benedica! 

Ringrazio i preti giovani di questa comunità: don David, don Gabriele, che hanno preso il testimone dei loro predecessori e stanno guidando la nostra comunità cristiana verso ciò che la Chiesa di Milano chiede alle parrocchie: un lavoro di comunione e di corresponsabilità. Grazie don David e don Gabriele per l’affetto e la vicinanza che avete avuto soprattutto in questo ultimo anno, per me. Grazie per tutto quello che avete preparato e fatto per questa festa di prima messa. Grazie perché donate ai piccoli e ai giovani delle nostre comunità la vostra giovane vita di preti innamorati di Gesù.
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio don Vittorino, mio nuovo parroco, che mi ha accolto come un padre a Brugherio e insieme condivide con me la vita e la passione di annunciare il vangelo ai tanti fratelli e sorelle che il Signore ci ha affidato. Che Dio ti benedica, don Vittorino, e benedica la nostra missione a Brugherio! 

Ringrazio i preti che hanno voluto concelebrare con me questa mia prima santa messa. A titolo diverso ho motivo per dirvi grazie, perché ci siete stati, ci siete e spero ancora sarete. Aiutatemi, con la bontà della vostra amicizia a diventare un prete-prete. 
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio i preti che in questi anni ho incontrato per diversi motivi sul mio cammino, coloro che mi hanno accompagnato nel servizio pastorale nelle loro parrocchie e chi ora mi accoglierà da prete. 

Ringrazio le nostre care e amate suore, di oggi e di ieri.
Grazie a voi, perché come per tutti noi, mi siete state sorelle, madri e amiche! Sempre vicine nella preghiera e nella vita. Grazie perché ci siete anche oggi. Pregate sempre per me!
Che Dio vi benedica! 

Grazie a tutti i miei parenti che con me condividono questa indicibile gioia: i nonni, preziosi come l’oro!, gli zii, le mie cugine, i miei tanti prozii e persone vicine alla mia famiglia. Sempre, ma soprattutto in questi ultimi mesi, ho sentito la vostra presenza sostenere il mio cammino. Spero di poter contare ancora e sempre su di voi.
Che Dio vi benedica!

Ringrazio con tanta commozione e gratitudine chi, oltre ai miei genitori e ai miei preti, mi ha insegnato la bella e seria arte della vita: i miei insegnanti. Che bello e che commozione vedervi qui in tanti: Simonetta, amata e dolce maestra all’asilo, Nadia e Annamaria, maestre-mamme delle scuole elementari (mamme, perché prima di uscire da scuola, ogni giorno vi fermavate sulla porta della scuola per dare a tutti noi un bacino e noi facevamo la gara per darvi il nostro bacino!); e voi, carissimi e amati professori del liceo Grassi, che mi avete aperto la mente e il cuore negli anni delle superiori, che in maniera diversa avete portato con me tanta pazienza (soprattutto nelle materie scientifiche) e mi avete aiutato a crescere. Se sono qui oggi, è anche grazie a ciascuno di voi, perché mi avete preso per mano quando ancora non sapevo camminare e mi avete, a poco a poco, insegnato a volare.
Che Dio vi benedica! 

Un grazie particolare ai compagni di scuola che hanno condiviso con me tante gioie, fatiche e che oggi sono qui con me! Grazie per l’amicizia che mi avete donato e continuate a donarmi. 
Che Dio vi benedica! 

Grazie a voi speciali amici dell’87. 
Con voi, forse, non ho bisogno di aggiungere descrizioni. So tutto il bene che mi volete e voi il bene che vi voglio. Vi ringrazio per tutto quello che insieme abbiamo condiviso: la gioia di diventare uomini e donne; i pianti di quando due di noi, Stefano e Mirko, hanno lasciato questa nostra terra per andare ad abitare in cielo insieme agli angeli; l’impegno nelle cose di sempre che ci hanno fatto diventare grandi. Grazie per l’impegno che avete messo nel preparare questa mia e nostra festa.
Che Dio vi benedica! 

Ringrazio i tanti giovani e ragazzi che in questi anni di Seminario ho potuto incontrare e conoscere grazie al Signore Gesù e che oggi hanno voluto essere presenti. Voi sapete chi siete e vi vedo qui oggi. Grazie, perché abbiamo condiviso la vita proprio grazie al Signore che ci ha fatto incontrare. 

Grazie a tutti i giovani, i ragazzi, i bambini dell’Oratorio san Giovanni Bosco. I miei catechisti, chi con me ha condiviso i diversi compiti negli anni scorsi. 

Ringrazio il Seminario e i suoi educatori, che mi hanno accolto come a casa per tanti anni, prendendosi cura della mia vocazione e aiutandomi a dare compimento a quanto il Signore mi chiedeva. 

Ringrazio i miei amici preti, coloro che prima di me hanno detto il loro eccomi e sono davanti a me come un faro che illumina il cammino. 

Grazie agli amici seminaristi che hanno voluto essere presenti con me e noi tutti. Con me avete portato molta pazienza e mi siete sempre stati fratelli. Spero, con la mia gioia, di testimoniarvi la bellezza di questo cammino che a voi chiede, in maniera diversa, ancora alcuni passi. Che Dio vi benedica e vi conduca a vivere la stessa gioia che provo in questo momento!

Grazie agli amici di Brugherio: belle vite che il Signore mi ha affidato perché parlassi loro di lui e a Lui di loro. Con voi ora, inizia la mia missione di prete. Aiutatemi a rimanere sempre me stesso, ad innamorarmi sempre più del Signore Gesù e a non avere paura di darvi sempre la vita, fino alla fine.
Che Dio ci benedica! 

Grazie a voi tutti, che siete venuti qui, oggi. Avete voluto condividere con me questa mia grande gioia. Con voi tutti mi sento in debito: di gratitudine, di preghiera, di vita. Spero di riuscire, con il dono della mia vita, con la preghiera e con l’affetto che provo per voi, a poter colmare almeno in parte la differenza che c’è tra il tanto bene che mi volete e quello che ne provo io per voi. 
Grazie e che Dio vi benedica tutti! 

Vorrei concludere queste mie parole, invitandovi a fare una cosa che a me piace molto: cantare per Gesù! Ho scelto un canto, come ringraziamento per questa prima messa, a me molto caro: “Niente vale di più”. E’ il canto che noi ragazzi dell’87 abbiamo scelto per la nostra Professione di Fede, nel 2001. Lo affido a ciascuno di voi, come canto, come preghiera, come meditazione. 

Forse - anzi ne sono certo - tra di noi c’è qualcuno o qualcuna che ha bisogno di queste parole, come io ne ho avuto bisogno tanto tempo fa. Come ieri ha fatto l’arcivescovo Angelo invito tutti voi, giovani e ragazzi, a non avere paura della vostra vocazione, sia essa a costruire una bella famiglia o a seguire il Signore nella vita da preti o da religiosi consacrati. Davvero Dio non toglie nulla e dona tutto. E non è retorica: penso e spero di avervi testimoniato la bellezza di una vita vissuta, di una pace donata, di un amare tutti e fino alla fine, così come ci ha insegnato Gesù. 

Grazie!
Vi voglio bene. 
E che Dio vi benedica!

giovedì 24 maggio 2012

MESE DI MAGGIO

Mese di maggio. Mese di fiori, del primo vero caldo, di interrogazioni, di compiti in classe. Maggio è il mese di cresime, prime comunioni e matrimoni. Mese che fa sognare l’estate e, almeno per me, almeno per quest’anno, è un mese di grande fretta. Maggio è anche il mese dedicato a Maria, la mamma di Gesù.
Nel mese di maggio, in diverse parti del mondo, alcuni cristiani si trovano per rivolgere a Maria la loro preghiera con la recita del Rosario, una preghiera strana: nel nome contiene dei fiori, nella pratica si usano dei grani, con la voce si ripetono le stesse parole per tante e tante volte. Sembra noiosa. 
Non lo è! 

L’altra sera, parlando a un folto gruppo di persone ritrovate per la recita del rosario (giovani e non), ho pensato di ricordare loro che il ripetere le stesse parole per tante volte non è poi così noioso, se quello che diciamo parte dal cuore. 
È noioso ripetere tante volte le stesse parole di bene, di affetto, di amore a una persona che amiamo? 
È noioso ripetere il nome della ragazza di cui si è innamorati, dei figli che si hanno, degli amici che non tradiscono mai? 

È noioso ripetere tante volte lo stesso nome della nostra mamma, l’unica donna sulla faccia della terra ad essere sempre bella e sempre fedele? 

La risposta mi sa che è no. 

Ah, dimenticavo.. 
Maggio è anche il mese della festa della mamma. 


Capisco che ogni Avemaria, ogni saluto alla Vergine, è un nuovo palpito di un cuore innamorato...
Il Rosario non lo si recita solo con le labbra, biascicando una dietro l'altra le avemarie. 
Questo è il borbottìo delle bigotte e dei bigotti. 
Per un cristiano, l'orazione vocale deve radicarsi nel cuore, 
in modo che, durante la recita del Rosario, 
la mente possa addentrarsi nella contemplazione di ciascuno dei misteri.” 
J. Escrivà

domenica 20 maggio 2012

EPPURE CREDO ANCORA CHE L'AMORE VINCERA'

Mi addormento e faccio un sogno.
Immagino di aprire il giornale di oggi e trovo, purtroppo, notizie non proprio incoraggianti. 
C'è chi, in questi giorni, ha voluto ancora spargere sangue innocente. Qualcuno che non conosce la bellezza della vita, tanto da volerla togliere agli altri. 
C'è chi, in questi giorni, ha perso la casa, perché quelle forze misteriose che governano questo universo, nel cuore della notte, hanno manifestato all'uomo la loro forza. 
C'è chi, in questi giorni, ha celebrato il sacramento della Cresima. Qualcuno non vedeva l'ora di questi giorni. Forse solo per smettere di venire a catechismo o a messa. 
C'è chi, in questi giorni, ha avuto la possibilità di eleggere i suoi rappresentati politici, ma è talmente sfiduciato da aver scelto di non avvalersi di quel sacrosanto diritto per il quale i nostri padri e nonni hanno dato la vita. 
C'è chi perde il lavoro. 
C'è chi non lo trova. 
C'è chi non sa trovare una via d'uscita ai troppi problemi e decide di togliersi la vita. 
C'è chi parla per niente, perché pensa che "libertà" sia sinonimo di "dire e fare quello che si vuole" o "dire e fare quello che si pensa". Così, di tutta l'erba, si fa il solito triste e infausto fascio. 
C'è chi si crede grande, perché dice le parolacce, si sente figo e si veste alla moda. 
C'è chi continua a pensare e ad insegnare che i furbi sono quelli che stanno meglio. Io i furbi non li sopporto!
C'è chi ancora copre e difende la mafia, qualsiasi nome abbia. Tra qualche giorno son vent'anni che Falcone è morto. Non è cambiato nulla. Non sta cambiando nulla. 
C'è chi va a scuola perché si sente obbligato e con orgoglio pensa e dice: "cosa vuoi che mi servano quelle cose nella vita?". In Africa un bambino camminerebbe per ore per andare a studiare quelle cose.
C'è chi a tre anni gioca a Fruit Ninja sullo smart phone di papà e a cinque passa il pranzo con la psp in mano. Io non ne posso più di mail, notifiche e squilli di cellulare. 
C'è chi si indigna. E viene preso per moralista, bigotto, antiquato. 
C'è tutto questo e molto altro nel giornale di oggi. 


Eppure credo ancora che l'amore vincerà.